Rassegna storica del Risorgimento
TUVERI GIOVANNI BATTISTA
anno
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1991
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pagina
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225
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Libri e periodici
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che ebbe un iniziale atteggiamento spiccatamente rivoluzionario. Di proprietà dell'abate Vincenzo Piombi, il periodico ebbe tra i suoi collaboratori, tra la fine del 1788 e l'ottobre dell'89, Filippo Buonarroti. Ciò rende ancora più interessante la lettura degli artìcoli della Gazzetta perché da questi possiamo estrapolare, in una certa misura, il pensiero di Buonarroti, o meglio il modo in cui lo applicò, e ovviamente lo arricchì, nella lettura dei primi eventi rivoluzionari <pp. 10-11).
Fin, dall'inizio, la Gazzetta si schierò a favore del Terzo stato (la più utile e industriosa classe della Nazione ) e delle tesi di Necker che si batterono strenuamente per ottenere una rappresentanza pari a quella di clero e nobiltà. Quello della Gazzetta fu un crescendo di atteggiamenti sempre più marcatamente filorivoluzionari, con analisi mirate a spiegare la crisi istituzionale, economica e sociale che attanagliava la Francia, non senza espliciti richiami a Rousseau e Helvétius, su posizioni economiche fisiocratiche. Lo stesso giornale, del resto, si accorse dello stato di irrequietezza delle masse, prendendo coscienza dell'esistenza di una contraddizione nell'aspirazione allo sviluppo della società civile che non tenesse conto delle cattive condizioni di vita delle classi più povere (p. 13), nonché riflettendo sul significato della parola libertà che non è tale se l'uomo non veniva messo in condizione di uscire dall'ignoranza in cui era tenuto e di soddisfare i suoi più elementari bisogni materiali . Inoltre, le cause dei tumulti popolari erano [...] individuate non solo in alcuni fenomeni contingenti, quali la carestia o l'inclemenza del tempo, ma principalmente nell'organizzazione sociale, che era quindi necessario ristrutturare insieme allo Stato (p. 14).
Dopo l'apertura degli Stati generali, la Gazzetta si schierò decisamente a favore deile masse e le sommosse, dapprima imputate alla carestia, poi all'organizzazione sociale, cominciarono col passare del tempo ad essere presentate come un puntello della Rivo* limone, anzi come necessarie per scardinare ed abbattere definitivamente i privilegi del clero e dell'aristocrazia (p. 16).
Riguardo al 14 luglio, la Gazzetta attribuì la responsabilità dell'accaduto ai fautori deU.'Ancien regime e vide nei loro nemici gli unici garanti della legalità, accreditando la voce di una congiura ordita dagli ordini privilegiati contro l'Assemblea nazionale e sventata dalle masse in armi, che diventavano cosi i difensori e i salvatori della Rivoluzione (p. 18).
Poi, tra la fine di agosto e settembre, la Gazzetta comincia ad attenuare i toni della sua polemica politica e nelle cronache le masse si trasformarono da nemiche del dispotismo a inconsapevoli strumenti di esso <p. 22) e il giornale si schierò in difesa dell'ordine e del diritto dì proprietà. Nell'ottobre del 1789 la Gazzetta rientrò nei ranghi finché, quando fu chiaro che l'entrata della masse nel processo rivoluzionario francese non era un fenomeno contingente, ma costante e sempre più influente, parteggiò decisamente contro la Rivoluzione (p. 23). questo irrompere delle masse, non più sotto il controllo dell'Assemblea, è il motivo individuato da Luseroni per cercare di spiegare il cambiamento di- rotta politica del periodico del Piombi. Tale mutamento provocò una insanabile frattura tra l'abate e il rivoluzionario. Filippo Buonarroti trasferì, in conseguenza del divorzio con Piombi, tutto il suo armamentario ideologico nel Giornate patriottico di Corsica mentre la qualità della Gazzetta universale andò sempre più scadendo.
La parte antologica, filologicamente ineccepibile, occupa la seconda parte del volume e risulta efficace perché non mera accozzaglia di documenti, ma precisa e motivata scelta di scritti e riflessioni sulle vicende di quegli anni cruciali.
FRANCESCO GUIDETTI