Rassegna storica del Risorgimento
TUVERI GIOVANNI BATTISTA
anno
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1991
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pagina
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227
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Libri e periodici
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bino; l'indagine particolare anticipa la tendenza agli studi monografici, gli unici òhe giovano sul serio, perché scavano sul posto e portano in luce elementi nuovi, originali e validi da considerare in seguito per tracciare il quadro di riferimento generale proprio attagliato alle realtà locali In questo ragionamento si colloca pure l'ampia riflessione siùT istruzione pubblica nel movimento repubblicano italiano e sulla sua incidenza rivoluzionaria. Come il saggio sulla presenza ebraica, l'altro sulla vita teatrale è rapportato alla Repubblica Romana: quando la ricerca spazia su ambiti ben precisati, il risultato si caratterizza per concretezza e per validità.
Certo, gli studi sui movimenti rivoluzionari in Francia ed in Europa di duecento anni fa sono difficili, soprattutto perché gli elementi che concorrono a formarli ed a realizzarli sono innumerevoli e complessi, razionali ed estemporanei al tempo stesso, profondamente radicati ed epidermici. Ci dà il senso di tanta gravezza l'immagine di un raccontino di de Nicola, uno dei mille e mille del suo Diario napoletano: Questa mattina nella chiesa di s. Lucia del Monte si è celebrata la festa di s. Simone e Giuda, che oggi ricorre. Nel tempo della messa è salito sull'altar maggiore un prete con crocefisso al petto, come lo portano ora tutti quei preti che son venuti con l'armata; ha egli predicato al popolo di essere stato liberato a Frascati dal furore dei ribelli patriotti per la intercessione di questo Santo, a cui aveva con fervore cominciata una novena. E descrivendo la scelleraggine dei patriotti Romani, e soprattutto degli Ebrei, ha egli detto, che un Ebreo strappandogli il crocifisso dal petto, gli aveva detto: costui fu un coglione. Si crederà a questa sciocca ed indecente maniera di esprimersi predicando in una chiesa, su di un altare, un sacerdote? .
Nello sbigottimento del genuino e sempliciotto de Nicola scorgiamo il crollo dei valori travolti dalla rivoluzione. Ma quanti elementi concorrono a determinare la vicenda raccontata? Renzo De Felice indubbiamente ci rida una mano a dipanare la matassa, che però è ancora lunga e ingarbugliata.
GAETANO ANDRISANI
GIOVANNI SISTO, Alessandria una provincia diversa; Genova, Sagep Editrice, 1990, in 8, pp. 240. L. 50.000.
Nel 1971 l'Autore dava alle stampe un'opera dal titolo Alessandria Provincia Turistica. Ora l'Autore ripresenta l'opera in ancora miglior veste tipografica e doviziosamente ampliata di contenuti.
Tra questi, diversi richiami alla storia dell'alessandrino, compresa la famosa battaglia di Marengo del 14 giugno 1800. E così vengono citati episodi e personaggi noti e meno noti. Ci limiteremo a ricordare Luigi Colli, che nel 1799 difese Alessandria contro gli austriaci; il generale ponzanese Alessandro Negri dì Sanfront, che a Pastrengo, nel 1848, ebbe In meglio contro Radelzky; Luigi Testorc, caduto nel 1867 a Monte* rotondo. E più vicino a noi, gli aviatori Natale Palli, Ernesto Cabruna, Dalmazio Birago. E vogliamo aggiungere il cap. pilota Angelo Motta, morto a Desenzano nel 1929, durante le prove per la coppa Schnelder.
Ma, diciamolo pure, il libro di Giovanni Sisto è dedicato all'individuazione territoriale e storica di questa Provincia, incontro di tre tradizioni regionali: Piemonte, Liguria e Lombardia, e ad esplorare essa stessa {Alessandria, Casale, Novi, Acqui, Ovada, Valenza). Fu modificata due volte, rispetto a come era nel 1848, quando la Divisione Amministrativa d'Alessandria comprendeva le province di Alessandria, Asti, Voghera,