Rassegna storica del Risorgimento
TUVERI GIOVANNI BATTISTA
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1991
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Libri; e periodici
di coscienza, il professore alla facoltà teologica della capitale bavarese Ignaz von D61-linger (1799-1890).
Valenti ricostruisce, con un ampio corredo informativo, la vita, le vicende e le vicissitudini dei gruppi riformisti più consistenti, quello cleripopolare di Alcamo e quello di Grotte, fino all'intervento del Vaticano e alla discussione alla Camera, sollecitata, a favore dei preti scismàtici, con una interpellanza da Luigi La Porta nel marzo 1875.
Il movimento si riconobbe nella richiesta della creazione di una Chiesa Nazionale, una richiesta antitetica all'insegnamento della Chiesa universale di Roma, una richiesta che trovava, senza saperlo, il proprio limite nel sostegno di molti personaggi, per mire politiche portate all'esasperazione, ostili comunque e sempre al Pontefice e a quanto rappresentava sul piano spirituale.
VINCENZO G. PACIFICI
FRANCESCO ATZENI, II movimento repubblicano nella crisi del patto di fratellanza; Cagliari, Cuec Editrice, 1989, in 8, pp. 141. L. 13.000.
Il saggio di Francesco Atzeni ricostruisce gli ultimi anni di vita del mazziniano Patto di fratellanza tra le società operaie, che si era costituito nel XII congresso operaio di Roma del novembre 1871.
Nel suo studio FA. si avvale di classiche opere sul movimento repubblicano e operaio, quali quelle di Spadolini e di Manacorda, e di ricerche più recenti (Massimo Scioscioli, Augusto Comba), nonché dello spoglio della stampa di orientamento repubblicano, particolarmente di quella più legata alla vita delle società affratellate, degli atti congressuali, ecc. Non ci è dato conoscere i motivi della mancanza di riferimenti a materiali archivistici di prima mano e ci asteniamo, quindi, dall'esprimere un parere sul fatto, limitandoci solo a segnalarlo.
Il congresso operaio di Roma del 1871, come abbiamo detto, aveva dato vita al Patto di fratellanza, fortemente ispirato nel programma economico-sociale all'insegnamento di Mazzini, cioè al rifiuto tanto del socialismo collettivistico quanto dell'individualismo liberista e all'accoglimento, al contrario, dell'associazionismo cooperativistico. La prospettiva associazionistica era stata contestata, invece, dal piccolo drappello di internazionalisti presente al congresso del '71, il quale aveva abbandonato l'associazione operaia alla preponderanza repubblicana.
Nel corso degli anni Settanta e Ottanta, come ricorda brevemente l'A. nel primo capitolo del saggio, il Patto di fratellanza si segnalava come la più vitale delle organizzazioni repubblicane, estesa su tutto il territorio nazionale (anche se, ovviamente, la sua rilevanza politica si concentrava in alcune regioni settentrionali) ma anche quella che forse risentiva più delle altre della mancanza di una strategia coerente e di ampio respiro (p. 21). Al suo interno, infatti, i contrasti che ne avevano, hi definitiva, determinato la nascita nel 1871, presero a riprodursi, sia pure con motivazioni e in circostanze diverse, e vennero altresì a crearsene di nuovi. Questi contrasti riguardavano l'atteggiamento da tenere dinanzi alla possibilità, da molti ventilata, di partecipare alle elezioni politiche e il rapporto con le ideologie socialiste ispirate al concetto della lotta di classe e con quelle associazioni operaie che ad esse presero a riferirsi. Il principio dell'astensionismo elettorale e della preparazione insurrezionale, quasi sempre velleitaria, era sostenuto da molte associazioni repubblicane rivoluzionarie