Rassegna storica del Risorgimento
TUVERI GIOVANNI BATTISTA
anno
<
1991
>
pagina
<
238
>
238 Libri e periodici
o.d.g. socialista e acconsentirono a votare un programma di compromesso con l'ala mazziniana, grazie all'azione dei conciliantisti.
Interessanti sono i capitoli che espongono il dibattito chiarificatore conseguente al congresso palermitano, dibattito che vide in primo piano il gruppo fiorentino del Minuti e il Popolo, assieme al Comune artigiano (p. 68) sempre di Firenze. La chiarificazione sui programmi e sui principi venne anche facilitata dalla fondazione del Partito socialista, che orientò molte associazioni operaie e numerosi dirigenti collettivisti verso la nuova formazione politica, mentre le valutazioni del congresso socialista genovese da parte dei mazziniani intransigenti sono del tutto negative (p. 73).
Felice Albani, che era stato segretario (contestato) della Commissione direttiva del Patto, si prodigò, tra il congresso di Palermo del 1892 e quello di Bologna del 1893, non solo per preservare l'unità dell'organizzazione (ormai irrimediabilmente minata), ma anche per trasformare il Patto stesso in partito, con ossatura ideologica mazziniana e socialista: questa prospettiva era aborrita, ovviamente, dai mazziniani puri, come Minuti e De Andreis, ma era ritenuta insufficiente e fumosa anche dalla sinistra collettivista.
Ancora nel congresso di Bologna, nell'ottobre 1893, si ebbero per l'ultima volta schierate l'una contro l'altra le due correnti rivali, portatrici di valori e progetti di società ormai incompatibili, mentre nel mezzo Antonio Fratti, e il sempre più isolato Albani, si accingevano all'ennesima infruttuosa mediazione. Il compromesso, apparentemente, sembrava raggiunto sulla base di un accordo tra i mazziniani transigenti e i collettivisti più moderati: veniva approvato un o.d.g. che accettava il principio della lotta di classe, proclamava la trasformazione del Patto in partito politico e dichiarava che l'instaurazione della repubblica sarebbe stato il primo passo verso l'eguaglianza sociale. Ma questo programma appariva a tutti, ormai, inattuale e generico, una soluzione tattica infeconda; la stessa trasformazione del Patto in partito politico avrebbe perpetuato l'annosa confusione tra organizzazione politica e organizzazione economico-sociale, nel momento in cui i sostenitori dell'economia collettivistica si volgevano al Partito socialista, e coloro che volevano restare ligi all'impostazione mazziniana repubblicana progettavano ormai la creazione di un partito definito ideologicamente e p rogrammaticamente.
La confusione all'interno del Patto, d'altro canto, era percepibile tangibilmente nella composizione della Commissione direttiva nominata a Bologna: su sette membri, ben quattro appartenevano alla corrente mazziniana intransigente, sostenitrice dell'o.d.g. della minoranza!
Il Patto era ormai in uno stato di crisi irreversibile [...]. Né partito, né organizzazione operaia [...] era ormai una struttura associativa per vari aspetti superata (p. 100); esso era un coacervo di gruppi locali, di società operaie e mutualistiche [...], un centro di raccolta di forze eterogenee, al cui interno convivevano [...] orientamenti contrastantì, sia politici, sia ideali, e gruppi che si rifacevano o auspicavano differenti esiti della loro militanza: astensionisti, partecipazionisti, associazionisti, collettivisti (p. 100). Il Patto, dunque, già anacronistico nelle sue concezioni sociali nel 1871, come sostiene Alfonso Scirocco, cessava di vivere a Bologna. Ma l'ormai avvenuta chiarificazione tra tendenze inconciliabili, troppo a lungo convissute all'interno del Patto, spingeva i giovani dirigenti di alcune federazioni e associazioni repubblicane regionali} in particolare quelle ligure e lombarda, a spingersi decisamente sulla strada della fondazione di un partito repubblicano nazionale, moderno nel programma e nel metodo di lotta, apertamente favorevole alla partecipazione elettorale e sensibile alle istanze federalistiche cattaneane. Tra la (ine del '93 e la primavera del '95 si consumava, anche formalmente, la fine del Patto con la dispersione delle sue componenti nell'Estrema sinistra: Errico De Marinìs, nel novembre 1893, scrivendo ad Antonio Fratti, dirigente