Rassegna storica del Risorgimento

TUVERI GIOVANNI BATTISTA
anno <1991>   pagina <240>
immagine non disponibile

240
Librì è- periodici
ma anche uuttenzione particolare all'aspetto ideologico. Se, infatti, intendiamo per ideologia la rappresentazione che un singolo gruppo sociale si forma intorno alla sua funzione ed al rapporto con gli altri gruppi, risulta chiaro che è proprio su questo terreno che si consuma la frattura tra la manodopera immigrata e quella indigena. Vien subito da dire, rientrando nel merito del lavoro, che da questo punto di vista è proprio la relativa originalità della ricerca a costituirne un limite. Se è, infatti, molto efficace, e al tempo stesso fondata, la ricostruzione delle condizioni di vita dell'immigrato meridionale, sulla scorta di una vasta bibliografia che ha affrontato l'argomento, non altrettanto convincente è l'analisi del rapporto tra manodopera immigrata e movimento sindacale americano, colto nella sua dimensione ideologica. La Paparazzo, infatti, accoglie solo in parte, e soprattutto nella descrizione dell'ideologia wasp delle classi dominanti, i suggerimenti della storiografìa anglosassone, da sempre attenta agli aspetti culturali in senso lato della ricerca storica. Nel contempo, però, non estende questa sua analisi ai riflessi dell'egemonia culturale della borghesia imprenditoriale statunitense sul movimento operaio locale e, insieme, sulla comunità proveniente dal Mezzogiorno. Soprattutto quest'ultimo punto è invece essenziale per cogliere in tutta la sua portata il significato e la direzione che il processo di assimilazione della comunità ha preso, con tutto quel che esso ha comportato in termini di svalutazione del patrimonio culturale etnico, di perdita d'identità e di omologazione passiva al sistema sociale vigente.
noto che proprio in questo campo la storiografia anglosassone è giunta ad importanti risultati. Basti, ad esempio, ricordare l'interessante saggio di Verity Burgmann, una studiosa australiana, sull'influenza che l'egemonia culturale delle classi dominanti ha esercitato sul movimento operaio australiano. La Burgmann, partendo dalla consta­tazione che Il razzismo esiste nella classe lavoratrice... non perché esprima reali interessi dei lavoratori, ma a causa dell'influenza onnipervasiva delle classi dominanti (V. BURGMANN, Capital and Labour, in A. CURTHOYS - A. MARKUS, Who are our enemies? Racism and the Australian working class, Canberra, The Australian Society for the Study of Labour History, 1978, p. 21), ripercorre i motivi della diversità della classe operaia locale e della sua subordinazione all'ideologia delle classi egemoni. Nel quadro tracciato dalla studiosa australiana emergono, così, tutte le ragioni di ostilità del movimento sindacale indigeno verso i lavoratori immigrati, ragioni che, ferme restando le motivazioni economiche, sono legate al prevalere della solidarietà etnica, piuttosto che di quella di classe . A questo fenomeno non è estranea l'influenza della supposta superiorità biologica della razza anglosassone, dedotta dal predominio coloniale esercitato in diversi paesi del mondo e dai superiori standards di vita da essa raggiunti. Un argomento in tal senso, evocato implicitamente anche dalla Paparazzo, che cita in apertura della sua ricerca i risultati della commissione Dillingham del 1907, è quello di una presunta inadattabilità delle popolazioni immigrate ai modi di produzione industriali ed alla dinamica delle società avanzate. L'impostazione razzista di tale argomento è evidente a tutti, perché ci si possa attardare a confutarlo. Mi interessa, tuttavia, mettere in luce un aspetto determinante ai fini del discorso: proprio l'ostilità dei movimento operaio indigeno, infatti, ha costretto i lavoratoli immigrati nel ghetto di una attività sindacale inadeguata alla complessità della società ospite, È opportuno sottolineare, a questo punto, che uno studio del genere non può evitare di affrontare il tema, tutto ideologico, del consenso. Che esso, nel caso specifico, sia basato sul mito del self-mude-man , sulla mobilità sociale e sul potere giustificatorio della religione protestante argomento già sviluppato, com'è noto, da Max Weber ed oggi vivacemente contestato è indubitabile. Ma questi aspetti non esauriscono il discorso, mentre ne sollecitano altrettanto improrogabili appro­fondimenti. Il rifiuto del movimento operaio americano di far causa comune con i lavoratori immigrati, nella consapevolezza di un comune sfruttamento, per quanto