Rassegna storica del Risorgimento
TUVERI GIOVANNI BATTISTA
anno
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1991
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pagina
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241
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Libri e periodici 241
dissìmile nelle forme e nella portata, ha anche delle profonde motivazioni culturali, ed ha delle importanti conseguenze nell'attività politica dei lavoratori provenienti dal Mezzogiorno.
A questo riguardo, va detto che la Paparazzo si sofferma su una serie di agitazioni sindacali, la maggior parte delle quali promosse, oltre che da lavoratori immigrati, da sindacalisti dell'Industriai Workers of the World. Si tratta, tuttavia, di attività marginali, che, a parte la loro nobiltà d'intenti, ben poco hanno inciso sulle condizioni di vita dei nostri connazionali residenti negli States. In particolare, la ricercatrice analizza il conflitto tra l'IWW e l'AFL, il sindacato più potente nel paese, e descrive gli scioperi di Lawrence (1912) e di Paterson (1913), cui presero parte numerosi lavoratori provenienti dall'Italia meridionale.
Ciò che la Paparazzo non sottolinea abbastanza in un lavoro dedicato principalmente alle lotte sindacali degli italiani del sud negli Stati Uniti, è la marginalità e l'episodicità della mobilitazione all'interno della comunità. Al di là delle numerose ed episodiche agitazioni, che sono l'eccezione, la regola è l'incapacità dei lavoratori italiani immigrati di esercitare una qualsiasi pressione sugli imprenditori, a sottolineare la continuità di un comportamento politico libellista . La comunità meridionale è stata, in altre parole, incapace di sviluppare una consapevolezza di classe e dei metodi di lotta sindacale adeguati alla nuova realtà.
Nell'ottica di questa incompatibilità ideologica, la contrapposizione tra manodopera skilled ed unskilled diventa, allora, una contrapposizione tra una visione della realtà e dei rapporti politici tipica delle società rurali e un'altra derivata dai modi di produzione industriali. Se è questa, naturalmente, una fra le tante possibili chiavi di lettura, mi pare, tuttavia, che l'assenza di un'analisi attenta della dimensione ideologica del rapporto pesi non poco nel giudizio complessivo sul lavoro della ricercatrice calabrese.
GIUSEPPE FRESA
I cento anni di Libertà. 1883-1983. L'opera del Fondatore (Istituto per la storia
del Risorgimento italiano. Comitato di Piacenza); Piacenza, Stabilimento tipografico piacentino, 1990, in 8, pp. 250. S.p.
Ormai la bibliografia di storia del giornalismo annovera numerose opere ed è opportuno porre la necessaria e meritata attenzione per le nuove, che arricchiscono un patrimonio ancora lontano dalla completezza. Abbiamo lavori su grandi quotidiani a diffusione nazionale (si ripensi, tra gli ultimi, a quello di Giuseppe Talamo su
II Messaggero) e guardiamo con pieno favore a questo su Libertà, giornale piacentino, fondato nel 1883 da Ernesto Prati.
La pubblicazione, curata dal Comitato piacentino del nostro Istituto, analizza i contenuti nel primo quarantennio di esistenza, corrispondente all'epoca di Prati, dal 1887 presidente del Circolo popolare monarchico e, per numerosi anni, impegnato sulla scena politica locale come consigliere comunale e provinciale. Libertà aveva e teneva a caposaldo il principio di non deflettere di un millimetro dal principio nazionale dinastico e al fondo uno spirito di libertà e di autonomia, che lo portava a respingere pressioni da qualunque parte provenienti, anche quelle di un prefetto, interessato a sostenere la campagna di candidati ministeriali alle elezioni.
Prati aveva dato vita ad un giornale ci dice Corrado Sforza Foglianl che faceva corpo, allora come oggi, con la città tutta . Dodici contributi ricostruiscono la parabola del quotidiano nei passaggi cruciali della vita politica, dagli anni giolittiani