Rassegna storica del Risorgimento
TUVERI GIOVANNI BATTISTA
anno
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1991
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pagina
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245
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Libri e periodici
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tieri dedica le sue pagine a La Provincia di Mantova; Nazario Sauro Onofri studia La Squilla di Bologna; Franco Focherini tratta de // Domani di Modena. In ogni centro, temi di grande interesse sono le elezioni amministrative e politiche, nelle quali la presenza socialista è importante, con successi ed alterne vicende e risultati, e la condizione contadina ed operaia che appare in grande evidenza soprattutto attraverso lo spazio dedicato alle lotte sociali.
Un lavoro a più voci talora disuguale ma certo utile ed opportuno che offre nuovi elementi di valutazione per una più completa storia complessiva.
BIANCA MONTALE
MARTA PETRICIOLI, Archeologia e Mare Nostrum. Le missioni archeologiche nella politica mediterranea dell'Italia 1898-1943, con prefazione di Sergio Romano; Roma, Valerio Levi Editore, 1990, in 8, pp. xxi-442. L. 30.000.
Archeologi e governanti hanno spesso sottolineato non solo l'importanza scientifica ma anche quella politica delle missioni archeologiche; sia gli uni che gli altri non sempre in termini espliciti ne hanno soprattutto messo in evidenza l'utilità al fine di non apparire inferiori nei confronti delle altre nazioni nell'esercitare un'influenza nei paesi in cui appunto si stabilivano tali missioni; sarebbe tuttavia troppo semplicistico considerarle tout court uno strumento della politica estera.
Il volume di Marta Petricioli serve senz'altro a dimostrare il risvolto politico delle spedizioni scientifiche italiane nell'area mediterranea; tuttavia, contemporaneamente, ben tiene presenti nel quadro complessivo degli avvenimenti internazionali distinzioni e differenze che si articolano nel tempo e nello spazio e che dipendono da fattori economici, ideologici e, non ultimo, umani (p. 409). L'A. infatti utilizzando una documentazione notevole per qualità e per quantità attinta in numerosi archivi degli Stari europei (e anche nei National Archives di Washington) e delle principali istituzioni e centri culturali italiani, riesce in termini chiari a identificare fasi diverse nel crescente interesse che il governo, e in particolare il ministero degli Esteri, mostrò nei confronti delle missioni archeologiche {ibid); e se pur queste innegabilmente vennero utilizzate come strumento di penetrazione pacifica nei paesi del Levante , l'A. tende a precisare che esse furono soltanto uno dei tanti strumenti della presenza italiana accanto a scuole e istituti culturali, ambulatori e ospedali, missioni religiose, geografiche e scientifiche, e, soprattutto, missioni economiche (p. 419).
Sulla traccia delle missioni archeologiche il lettore compie un piacevole viaggio: da Creta all'Egitto, da Atene dove venne fondata la Scuola archeologica italiana alla Cirenaica e Tripolitania, nelle Sporadi meridionali e nel Dodecanneso con Rodi, in Asia Minore, in Palestina, a Corfù (da dove si poteva assai ben sorvegliare l'Albania) e in Albania stessa, per arrivare poi in Transgiordania e in Mesopotamia e perfino nello Yemen dove non a caso l'idea di inviarvi una missione maturò tra la fine del 1934 e l'inizio del 1935, nel momento in cui si stava preparando l'aggressione all'Etiopia (p. 333), preparazione che parimenti suscitò un rinnovato interesse archeologico per l'Egitto.
Nel complicato intrecciarsi delle numerose motivazioni (reali o addotte come tali) che stavano alla base delle missioni archeologiche l'A. riesce, esaminandole singolarmente, sia a trovare le linee costanti sia a distinguere i casi in cui l'interesse scientifico e il carattere privato erano preponderanti da quelli in cui l'aspetto culturale serviva a mascherare obiettivi economici o militari oppure di propaganda (per esempio del mito di Roma o delle Repubbliche marinare), come pure da quelli in cui la finalità preci-