Rassegna storica del Risorgimento

TUVERI GIOVANNI BATTISTA
anno <1991>   pagina <246>
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Libri e periodici
puamente politica era dominante (quali per esempio le missioni di Biagio Pace nel 1920-21 in preparazione dello sbarco delle truppe italiane ad Adalia). Da notare che spesso gli scopi ed i vantaggi politici venivano particolarmente sottolineati dagli archeologi al fine di ottenere maggiori finanziamenti per le loro spedizioni. Infatti la penuria di mezzi economici era uno dei grandi problemi pressoché costante degli archeologi che l'A,f offrendo una precisa e dettagliata documentazione, sottolinea con insistenza; in particolare la PetricioH dimostra come maggiori concessioni da parte principalmente del ministero degli Esteri (dovute ora a volontà politiche ora a situazioni contingenti) permisero anche migliori riuscite scientifiche; ciò avvenne o in alcuni momenti particolari (p. es. alla vigilia della prima guerra mondiale) o per la presenza di qualche ministro (p. es. Pietro Fedele alla Pubblica Istruzione o Dino Grandi già da sottosegretario agli Esteri) decisamente convinto dell'utilità di sfruttare le spedizioni archeologiche come mezzi di penetrazione pacifica.
Questo volume offre una stimolante e gradita rilettura della politica estera italiana dalla svolta di fine '800 (con accenni anche agli anni di governo della Destra e della Sinistra) fino alla caduta del fascismo proponendo come ottica visuale un punto di osservazione veramente originale. Infatti se anche i diversi viaggi scientifici sono pre­sentati nei minimi particolari e con ricchezza e precisione di documentazione, non è la storia dell'archeologia l'interesse di fondo di questo studio, bensì il quadro politico generale in cui le varie missioni si inserirono e la verifica dell'esistenza di un matrimonio di interesse tra archeologi e politici. Questo significa che viene analizzata l'incidenza più o meno forte che l'archeologia stessa ha avuto sulla definizione dei lineamenti della politica estera italiana nei suoi particolari risvolti mediterranei e, corrispondentemente, l'interesse variabilmente marcato dei governanti italiani a utilizzare e sfruttare le missioni archeologiche a fini politici e di prestigio internazionale per trasformare poi le varie zone in centri di irradiazione di interessi italiani. Ovviamente questa sintonia tra gli intenti scientifici e quelli politici ebbe uno sviluppo discontinuo; la concessione di sovvenzioni e aiuti economici da parte del ministero degli Esteti (oltre a quelli del ministero della Pubblica Istruzione concordati anche con gli altri dicasteri economici) avveniva più marcatamente per quei progetti di scavi in zone in cui l'interesse politico (sia diretto sia indiretto) era più vivo.
Il volume in esame ben mette in evidenza come Sergio Romano scrive nel­l'introduzione che il nazionalismo dell'archeologia italiana era iscritto nella natura stessa dei suoi interessi e delle sue competenze: infatti gli studiosi italiani a diffe­renza di quelli inglesi, francesi e tedeschi più aperti a varie culture si interessavano più provincialmente delle antichità greche e soprattutto romane. Pertanto viene dimo­strato in modo convincente come gli interessi culturali si poterono ben inserire nelle linee generali della politica estera italiana già proprio dalla fine dell'800; tali interessi vennero poi in special modo sottolineati e quasi enfatizzati dal fascismo con il suo mito della romanità e con il suo desiderio espansionistico.
ENRICA COSTA BONA
ANTONIO FINO, Cattolici e Mezzogiorno agli inizi del '900. // buon senso di Nicola Monterisl (Università degli Studi di Lecce. Pubblicazioni del Dipartimento di studi storici dal Medioevo all'età contemporanea, 10); Galatina, Congedo, 1989, in 8., pp. 201. S.p.
Nella voce della Enciclopedia Cattolica, apparsa nel 1952, appena 8 anni dopo la morte, avvenuta a Salerno il 30 marzo 1944, Nicola Monterisi, per la sua attività sacerdotale è definito spirito battagliero, con i soci del circolo Leone XIII, da lui