Rassegna storica del Risorgimento

TUVERI GIOVANNI BATTISTA
anno <1991>   pagina <249>
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- Libri e periodici 249
carteggio dei protagonisti (Cappelli, Stringhe Tommaso BertareUi, ecc.) ed una statistica farcita dei dati ricavati dalle varie relazioni tecniche presentate dalla Società nel corso delle assemblee annuali.
FLORIANO BOCCINI
NICOLA DELLA VOLPE, Esercito e Propaganda nella Grande Guerra', Roma, Ufficio Storico dello Stato Maggiore dell'Esercito, 1989, in 8, pp. 373, ili. L. 36.000.
L'Ufficio Storico dello Stato Maggiore dell'Esercito ha iniziato a colmare quel vuoto esistente nell'ambito di quella particolare forma di lotta che è la guerra psicologica.
Tale forma, data la sua caleidoscopica fisionomia, spesso viene presentata o studiata solo in alcuni suoi aspetti, a volte marginali. In questo secolo, prima in forme rudimentali, ma che nel loro embrione contenevano tutti i tratti essenziali, poi in forme più articolate la guerra psicologica ha assunto un aspetto di rilievo nell'ambito di quelli che oggi sono chiamati mezzi di strategia indiretta.
Scopo della guerra psicologica è piegare, agendo sulla psiche e dell'individuo e delle masse, alla propria volontà gli orientamenti e i comportamenti dell'avversario, al fine di concorrere a quello che i romani chiamavano la debellatio. del nemico.
Tale forma di guerra è esercitata su due versanti: quello verso l'esterno, verso l'avversario sia in tempo di pace che di guerra, che mira a inquinare e incrinare il fronte interno e lo sforzo bellico della nazione nemica, nonché ad agire sul morale e sulla determinazione delle truppe operanti; quello interno, ove si cerca prima di tutto di contrastare ed annullare l'attività similare avversaria, poi di galvanizzare, consolidare e potenziare il proprio fronte interno e solidificare il morale di chi la guerra la conduce sul campo di battaglia.
Le articolazioni che la guerra psicologica assume possono essere simili sia se indirizzate verso il proprio fronte sia verso quello avversario. Tali articolazioni possono essere singole o combinate fra di loro. Una delle principali articolazioni, fra le tante che la guerra psicologica prevede, è la propaganda.
Questa breve introduzione è stata necessaria per inquadrare il lavoro di Della Volpe. La sua opera, infatti, analizza come il nostro Esercito ha sviluppato azioni di guerra psicologica nell'ambito di una delle articolazioni di tale tipo di guerra, la propaganda, nel contesto del primo conflitto mondiale.
Appare chiaro a chiunque come chi, tra i belligeranti, riesce ad apparire il popolo giusto , la vittima di fronte al crudele e spietato aggressore, e si appropria del consenso e del proprio popolo e dei neutrali, seminando il dubbio fra le fila avversarie, riesce a portare con più probabilità la sua azione a risultati positivi. Nicola Della Volpe mette a fuoco, pur tenendo presente le finalità del lavoro circo­scritto all'azione del nostro Esercito nella prima guerra mondiale, le tappe che scan­dirono la nostra azione di propaganda.
Dalla sintesi storica, a cui è dedicata la prima parte del volume, emerge chia­ramente che nei primi anni di guerra, soprattutto nel 1915 e nel 1916, le azioni di propaganda erano quanto mai sviluppate su temi generali, rozzi, spesso inconsistenti. Il nostro Comando insisteva molto di più sui doveri, sulla disciplina e sulla repressione che sul convincimento e l'autodisciplina; verso gli Austriaci, poi, l'azione era per lo più indirizzata verso le truppe al fronte, con non esaltanti risultati.
Con i primi sintomi di stanchezza e qualche caso di insofferenza avutesi nel 1917, si comincia a correre ai ripari. La tragedia di Cuporetto, che per tante sue parti ha origine anche in azioni di guerra psicologica sui nostri soldati, fa comprendere che