Rassegna storica del Risorgimento

TUVERI GIOVANNI BATTISTA
anno <1991>   pagina <284>
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Vita dell'Istituto
durali, che solo ai nostri giorni hanno avuto piena attuazione. Nel complesso Angelo Brofferlo, ha concluso l'oratore, fu esempio di rettitudine politica e civica.
All'aw. Prosio ha fatto seguito il prof. Giacinto Grassi, che ha letto alcune poesie in vernacolo, naturalmente del Brofferio.
11 dott. Donato d'Urso si è invece intrattenuto su un personaggio poco noto, ma nondimeno interessante, Giuseppe Cornerò.
Cornerò nacque in Alessandria nel 1812, in piena era napoleonica. Aderì alla Giovine Italia e ne fu un attivo propagandista; poi, deluso, abbandonò Mazzini.
Amico di Giovanni Lanza, partecipò con lui alle vicende dell'Associazione Agraria ed all'incandescente congresso tenuto a Casale Monferrato nel 1847. Inizialmente collaborò ai periodici diretti da Lorenzo Valerio ( Letture popolari e Letture di famìglia ); successivamente promosse con altri la fondazione del quotidiano l'Opinione, pur mantenendo sempre indipendenza di giudizio e di azione.
Scoppiata la prima guerra d'indipendenza partì volontario con Lanza e combatté gli Austriaci, sino a Peschiera. Alle prime elezioni del Parlamento subalpino fu eletto deputato nel 2 Collegio di Alessandria, dove gli aventi diritto al voto erano 268. Nel 1 Collegio fu eletto Urbano Rattazzi, Cornerò fu confermato deputato di Alessandria nelle elezioni del gennaio e del luglio 1849. Nel maggio di quell'anno fece parte della ristretta delegazione che recò a Carlo Alberto in esilio l'indirizzo del parlamento, che esaltava il contributo del sovrano alla causa dell'indipendenza italiana. Cornerò fu poi deputato di Mombercelli, subentrando al padre Giovan Battista, sino alla settima legislatura.
Allo spirare del fatidico 1860 fu incaricato da Farini di recarsi come Commissario straordinario nelle Calabrie. Nell'aprile 1862 Rattazzi lo volle prefetto di Reggio Calabria, e Cornerò lo fu nei giorni drammatici di Aspromonte. Di grande interesse è la corrispondenza intercorsa, tra i due personaggi alessandrini, in quelle settimane.
Dopo Reggio Calabria, Cornerò andò prefetto a Ravenna, provincia turbolenta per la forte presenza di mazziniani. Così scrisse all'amico Lanza, ministro dell'Interno: Qui non v'è altro che star attenti, coll'armi al braccio. Sta certo che io non mi sgomento né dormo. Poi la prefettura di Bologna e qui altri problemi per le proteste, anche violente, contro la tassa sulla ricchezza mobile e la sospensione dall'insegnamento di tre docenti, tra cui Giosuè Carducci, accusati di simpatie repubblicane.
Successivamente arrivò la nomina a senatore, mentre la carriera di Cornerò si sviluppava a Siena, Pisa, Livorno e Piacenza. Bettino Ricasoli intervenne per far rinviare la partenza da Siena dell'* egregio prefetto . A Livorno l'agitazione repubblicana e garibaldina fu così forte da sfociare nel criminale assassinio del giornalista Giovanni Gino Ferenzona, che aveva scritto a difesa della monarchia.
Negli anni rimase salda l'amicizia con Giovanni Lanza; in privato Cornerò lo appellava sor Giovanni e antico amico e compagno d'armi . Ricorrente l'invito a centellinare due chiacchiere come ai nostri bei tempi o a mangiare una zuppa.
Cornerò lasciò il servizio, come prefetto di Piacenza, all'età, davvero inusuale, di 77 anni e morì, ottantatreeone, nel 1895.
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BARI. Venerdì 8 febbraio 1991, alle ore 18, nell'Aula Moro della Facoltà di Giurisprudenza dell'Università di Bari il prof. Raffaele Belvederi, Ordinario di Storia Moderna dell'Università di Genova, ha tenuto ai soci e ai cittadini una conferenza sul tema La Rivoluzione francese e il Risorgimento italiano come problema .
È stato presentato dal Presidente prof. Matteo Fantasia che ha ricordalo il