Rassegna storica del Risorgimento
CONFRATERNITE LAICALI SICILIA
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1991
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Pietro Situo
Non v'ha comunque dubbio che di associazioni di laici, con finalità religiose ed umanitarie, si hanno testimonianze sin dall'età carolingia. Già con Carlo Magno se ne trovano tracce nelle fraternitates e nei collegia tenuiorum funeratica .2>
Della presenza di tali organismi si possono ancora trovare significativi riferimenti in alcune norme emanate allo scopo di indicarne le finalità. Ci riferiamo alle De Gildoneis vel confratris , nelle quali si legge tra l'altro: In omni obsequio religionis conjugantur, videlicet in oblatàone, in luminaribus, in oblationibus mutuis, in exequis defunctorum, in elemosina superis et caeteris officis contentus talium confratrum, si necesse fuerit ut simul conveniant ut si forti aliqua contra parem suum discor-diam habuerit, quem reconciliare necesse sit, et sine conventu presbyteri et caeterum esse non possit post peracta illa quae Dei sunt et christianae religioni conveniunt, et post debitas admonitiones qui voluerint eulogias a presbyteris accipiant .3>
Accanto a tali organismi troviamo consistenti tracce anche di congregazioni profane, il cui fine principale era il benessere materiale degli aderenti, e dove il senso religioso veniva ad occupare un momento marginale, se non addirittura accidentale. Intendiamo alludere alle corporazioni delle arti e dei mestieri che non di rado formavano con le confraternite laicali un sol corpo, nel senso che trovavano ubicazione all'interno della stessa confraternita, come uno stato nello stato , differenziandosi, ovviamente, nelle manifestazioni di solidarietà.4'
Fenomeni tanto variegati e complessi non possono certo essere ricondotti ad una sola causa, perché hanno contribuito alla loro nascita spinte assai diversificate. Lo storico può, non disponendo di fonti documentarie, tentare di individuarne alcune, senza avere però la pretesa di essere esaustivo.
Il Monti sostiene che una particolare fioritura si ha sul finire del Medioevo, allorché, sotto la spinta dei movimenti mistici, se ne registrò una notevole comparsa: confraternite dei flagellati, dei battuti, dei disciplinati, dei bianchi, tutte come diretta filiazione dei grandi ordini dei mendicanti,5' che predicavano la penitenza come la via più breve per conseguire la salvezza dell'anima.
È comunque indubbio che anche il fenomeno del pauperismo dovette
2) D. SCHIAPPOLI, Le confraternite ecclesiastiche, Napoli, Albano, 1924, p. 129.
3) Capitala Hincmari Reimensis, anno 852, in Enciclopedia dell'ecclesiastico, Torino, 1863, p, 695.
4) n Cucinolta si premura di fare una distinzione tra i due organismi e dice che le corporazioni parlavano ed agivano di sé a sé in quanto la loro azione, anche quella assistenziale, non si spingeva oltre l'ambito degli aderenti; la confraternita invece agiva da sé per gli altri , in quanto la loro opera di beneficenza si rivolgeva alla sfera dei bisognosi tutti (cfr. S. CUCINOTTA, Popolo e clero in Sicilia nella dialettica sociale-rettglosa tra Cinque e Seicento, Messina, Ediz. Storiche Siciliane, 1986, pp. 225-226.
5) G. M. MONTI, Le Confraternite medioevali dell'Alta e Media Italia Venezia, 1927, p. 34.