Rassegna storica del Risorgimento

CONFRATERNITE LAICALI SICILIA
anno <1991>   pagina <296>
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Pietro Siino
conseguibile osservando senza deroghe, tranne casi particolari autorizzati, quanto previsto dagli articoli dei Capitoli. Questo comportava implicita­mente il rispetto e l'obbedienza alle autorità ecclesiastiche, oltre che ai Rettori delle confraternite.
Non vi è dubbio che questa forma di azione educativa ebbe per un lungo tempo riflessi sulla vita sociale; l'educazione religiosa infatti occu­pava il primo posto nella vita delle famiglie. La recita delle preghiere quotidiane, anche prima dei pasti, l'osservanza dell'obbligo della Messa, la recita del Rosario, erano regole di vita dalle quali nelle famiglie difficil­mente si prescindeva.
Data da grande massa di analfabeti tra gli appartenenti alle confra­ternite, allo scopo di istruire i soci di si obbligavano ad assistere saltuariamente alla lettura ed al commento delle regole. Inoltre, al fine di formare le nuove generazioni di confrati al rispetto delle norme di vita cristiana, prima di ammettere i novizi , essi venivano affidati ad un confrate che aveva dimostrato di possedere particolari doti, con l'inca­rico di farsi maestro dei novizi. L'ammissione era subordinata al supe­ramento della prova , che durava sei mesi e che si concludeva con un positivo giudizio, espresso dal maestro sulla base di suoi personali accertamenti, sulla loro condotta morale, sociale e religiosa in ogni momento della loro giornata. In grande considerazione era tenuto il com­portamento nell'ambiente di lavoro e in famiglia. Non c'è dubbio che un simile tirocinio contribuiva a far acquisire, buoni modelli di comporta­mento, con riflessi positivi anche per l'ordine pubblico e per il rispetto delle autorità in genere, n fatto che ai confrati fosse proibito frequentare taverne, comitive che non godevano di buona fama, donne di malaffare, usare un linguaggio sboccato, bestemmiare, è significativo ai fini di una vita eticamente impegnata.
Nei capitoli della Venerabile Confraternita del SS. Rosario di Valle-dolmo, a proposito della condotta dei confrati, è detto tra l'altro: Ordi­niamo che tutti i fratelli della nostra confraternita presenti e futuri deb­bano essere onesti ed esemplari in casa coi loro domestici e parenti, in chiesa coi fervorosi cristiani, nelle strade con ogni sorta di gente e nelle campagne con i loro compagni .,5> Nei capitoli della Confraternita della Purità, sempre di Valledolmo, si legge: ... non si potranno ammettere pubblici peccatori, pubblici bestemmiatori, o concubinari, o quelli dediti all'ubriachezza, al ladronaggio o a giochi vietati e di molta perdita .tó> Identiche proibizioni si trovano nei Capitoli delle altre Confraternite prese in esame.
Ma la santificazione dell'anima aveva bisogno anche del raccoglimento, della preghiera e della pratica. Come si può vedere tra i doveri di ogni confrate oltre alle preghiere quotidiane era previsto l'obbligo della Santa Messa alla domenica e nei giorni comandati, accostarsi all'altare per la comunione almeno una volta al mese, prendere parte attiva alle funzioni
J5) Archivio della Chiesa di Maria S.S. della Purità, Statuto della Confraternita della Purità di Valledolmo, ms. p. 5,
16) Archivio della Chiesa delle Anime Sante del Purgatorio, Capitoli della Venerabile Confraternita del SS. Rosario di Valledolmo, p. 26.