Rassegna storica del Risorgimento

CONFRATERNITE LAICALI SICILIA
anno <1991>   pagina <298>
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Pietro Siino
Redenzione dei captivi.19)
Un discorso a parte merita il perché dell'assistenzialismo a propo­sito dei legati di maritaggio, di monacato, di istruzione e di altro tipo: di questi parleremo in un successivo lavoro. Qui invece ci preme mettere in evidenza come le confraternite costituirono nel passato uno dei pochi e più concreti poli di aggregazione delle classi sociali, contri­buendo non poco a far superare il distacco determinato dalla gerarchiz-zazione della società. L'appartenenza alla stessa confraternita, l'operare insieme, il partecipare assieme alla gestione democratica dell'istituzione,20) aiuterà a superare i pregiudizi di classe, e non sarà raro il caso di fusione , nella quotidiana pratica della fraterna carità, di elementi di diversa estrazione sociale.
All'inizio, tra i fondatori delle confraternite, specie nei grandi centri cittadini, troviamo uomini appartenenti al ceto nobiliare e benestante che orbitavano nell'area ecclesiastica. Né poteva essere diversamente quando lo scopo primario delle confraternite era, oltre a quello religioso, quello assistenziale, e ciò anche perché le classi egemoni non avrebbero consentito ad essere scavalcate dagli umili nello svolgimento di un'opera tanto nobile.
Un esempio tangibile di tale ambizione lo troviamo a Palermo a proposito della Confraternita dei Cordari, nata per assistere i carcerati, dall'iniziativa di operai e artigiani della corda, sostituita da una confra­ternita di nobili.21) Ma anche la Compagnia dei Bianchi era costituita da uomini appartenenti al ceto nobiliare. II Villabianca infatti scrive: Pigliano il governo della Compagnia dei Bianchi Giuseppe Castello, conte di Gagliano, governatore; Gabriele Lancellotto Castello, principe di Torremuzza, primo coaggiuntore... E della Compagnia della pace furono li signori Salvatore Montaperto e Branciforti, marchese di Montaperto; Agesilao Bonanno Joppolo, duca di Castellana, e Domenico Naselli, duca di Gela.22)
W) G. BONAFFINI, La Sicilia e i barbareschi. Incursioni corsare e riscatto degli schiavi (1570-1606), Palermo, ILA Palma, 1983.
2) Fatto assai importante è quello che l'elezione dei Rettori e degli organi di gestione veniva effettuata col sistema delle votazioni segrete (i confrati sperimentavano un sistema di vita democratica sconosciuto all'esterno della confraternita) e, per superare l'ostacolo derivante dall'analfabetismo, inizialmente si provvedeva col sistema del passa­parola. I confrati comunicavano all'orecchio di uno di loro che sapeva leggere e scrìvere il nominativo prescelto, questi provvedeva a registrarlo. Successivamente, forse per evitare inconvenienti, si passò al sistema dell'uso delle palline bianche e nere; quando il processo di alfabetizzazione cominciò a dare i suoi frutti, ma siamo negli ultimi decenni del secolo XIX, allora si passò all'uso delle schede.
21) I Cordari , attraverso le questue che nei giorni di domenica e festivi facevano per le vie della città, ài cimitero ed in altri luoghi assai frequentati, si erano impegnati ad assistere materialmente i carcerati della Vicaria di Palermo privi di sostentamento. Nel 1625 il viceré Pi meri tei sostituiva la Compagnia dei Cordari con la Venerabile Opera di N. S. di S. M. di V, C Tale decisione era dettata dal timore che, essendo i Cordari dei lavoratori, e quindi non benestanti, avrebbero potuto approfittarne per trame vantaggi personali (efr, P, Si INO, pp. dt,t p. 33).
22) VILLABIANCA, Diari, bibl. cornuti. Palermo, voi. XII, p. 204.