Rassegna storica del Risorgimento

CONFRATERNITE LAICALI SICILIA
anno <1991>   pagina <299>
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Le confraternite laicali in Sicilia 299
Ma anche altrove si trovano di tali testimonianze. A Mussomeli, ad esempio, all'inizio, cioè nei primi decenni del Cinquecento, l'Arciconfra-ternita del SS. Sacramento era costituita solo ed esclusivamente dal-Yélite del paese; imo dei primi rettori fu il già citato Francesco Tomasino di Bartolo, la persona più ricca del paese: dai riveli risultava che dispo­neva di un patrimonio di cinquemila onze. Come abbiamo accennato in una precedente nota, egli lasciò l'intero patrimonio all'Arciconfraternita per adempiere ed eseguire le infrascritte opere di carità e, tra le altre, aiutare le persone povere, bisognose, affamate, carcerate ed inferme; con­giungere in matrimonio gli orfani derelitti e le ragazze prive di mezzi, specialmente quelli e quelle che sono, dal pudore e dall'onestà, trattenute dal chiedere l'elemosina, affinché non muoiano di fame e non si perdano sulla via del male.23)
L'atto del Tomasino costituirà un esempio ed uno stimolo per altri proprietari che alla loro morte lasceranno legati e donazioni al sodalizio che, in virtù di ciò, potè per lungo tempo svolgere una intensa e proficua opera assistenziale. Si pensi che il patrimonio della Confraternita fu tale da permetterle di fare dei prestiti a qualche nobile che si trovava tempo­raneamente in difficoltà economiche.24)
E non fu raro nemmeno il caso di nobili che, pur vivendo nei comodi e splendidi palazzi cittadini, davano la loro adesione ad una confraternita del paese ove avevano le proprietà, per conseguirne i van­taggi spirituali, ma principalmente per continuare a tenere un legame ideale e morale con i lavoratori delle loro terre. Avveniva così che in occasione della festa del santo protettore se ne attribuiva a loro la presidenza onoraria, ed essi ripagavano dell'onore la confraternita con un tangibile contributo in denaro per sostenere le spese.
C'è comunque da dire che mentre nella città era più difficile trovare nobili che operavano unitamente a persone provenienti dall'ambiente degli umili, nei paesi fu più facile per le confraternite avviare il superamento dei pregiudizi di classe, anche se occorre sottolineare che molto spesso si è trattato di un fatto formale e di facciata , in quanto in fondo la classe dei ricchi rimaneva sempre quella egemone, e all'occorrenza sapeva dimostrarlo.
Nella ricca e variegata fenomenologia di confraternite laicali ne tro­viamo di economicamente prosperose e di misere. La diversità di situa­zione finanziaria era strettamente legata alla realtà territoriale in cui esse nascevano ed operavano. Se prendiamo in considerazione, a solo titolo esemplificativo, le confraternite di Prizzi, Erice e Mussomeli, inserite in contesti socio-economici piuttosto prosperi, dove un buon numero di
23) Trattali della traduzione ad seiisum dd manoscritto del notaio Giuseppe La Muta, del 15 marzo 1576. Trovasi nell'archivio dcll'Arciconfratemita del SS. Sacra­mento di Mussomeli.
2*) Scrive G. Sorge che il principe di Trabia ricorse all'Arciconfraternita per qualche prestito (crr. C. SORGE, Mussomeli dall'origine all'abolizione della feudalità, Catania, 1916, voi. II, p. 358),