Rassegna storica del Risorgimento
CONFRATERNITE LAICALI SICILIA
anno
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1991
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pagina
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303
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Le confraternite laicali in Sicilia 503
del popolo verso le confraternite. Ma si tratterà di un modo diverso di concepire la vita dei confrati. Oggi questa non va oltre il mantenimento del culto frammisto ad una componente folclorica.
Mentre per lungo tempo erano stati i vescovi ad approvare i Capitoli, con l'arrivo dei Borboni le cose dovevano subire un radicale cambiamento; èssi infatti, richiamandosi alla Legazia Apostolica, vollero esercitare i diritti che gliene derivavano.
A. questo proposito scrive il Falzone che tutta la politica ecclesiastica nei confronti del Regno ruota intorno alla interpretazione ed estensione del privilegio della Legazia Apostolica.35) Per comprendere il senso di tale affermazione occorre rifarsi alla bolla papale del 1098 di Urbano II, con la quale, come ricompensa al conte Ruggero per aver restituito l'isola alla cristianità, liberandola dalla -dominazione dei Musulmani, si concedevano a lui e a tutti i suoi legittimi successori tutte le attribuzioni dei Legati Apostolici.36 Esula dal nostro compito ripercorrerne la storia, mentre ci pare doveroso sottolineare che ogni nuovo pontefice attentava alla concessione, ridimensionandone la portata. Da qui tutta una serie di controversie tra autorità civili ed ecclesiastiche.
I Borboni pretesero di esercitare l'esclusivo controllo sulla Chiesa, sulle opere pie e sulle confraternite laicali, per la parte che esulava l'aspetto eminentemente religioso. In virtù di tale diritto furono dichiarate nulle tutte le enfiteusi fatte ad iniziare dal 700, perché avvenute senza il placet regio. Della volontà di esercitare un controllo diretto si trova una concreta testimonianza nei Capitoli delle confraternite che da allora furono emanati dal sovrano o dallo stesso approvati.37) Dalla loro lettura emerge in maniera incontrovertibile il disegno del sovrano di impedire l'ingerenza degli ecclesiastici nella vita gestionale ed amministrativa degli enti che avessero il compito di provvedere all'assistenza dei poveri e dei malati. Si può dire che ai religiosi non veniva impedito di farsi confrati ; veniva tuttavia riservato loro un ruolo passivo , nel senso che essi potevano conseguire tutti i benefici previsti dai Capitoli per i laici e nulla più.
In una circolare emanata l'I agosto 1781, Ferdinando, volendo chiarire e puntualizzare quanto espresso in precedenti disposizioni emanate l'il febbraio dello stesso anno, dice testualmente: ... non si è inteso neanche proibire agli ecclesiastici aggregarsi alle confraternite... per godere delle indulgenze e suffragi ed esercitare tutto ciò che riguarda lo spirituale di quel luogo, ma si è vietato ai medesimi, col detto circolare di intervenire, e votare nelle elezioni, ed esercitare qualunque ufficio laicale come
35) G. FALZONE, La politica di Carlo di Borbone (1734-1759), Bologna, Patron, 1947, pp, 93 sgg.
3 F. SCADUTO, Slato e Chiesa nelle Due Sicilie, Palermo, ediz. della Regione Siciliana, 1969; A. FORNO, Istoria dell'Apostolica Legazione annessa alla Corona di Sicilia, parte 1, Palermo, 1800, pp. 22-23.
37) In molti Capitoli abbiamo trovalo riportato il decreto e la data di approvazione del sovrano.