Rassegna storica del Risorgimento
CONFRATERNITE LAICALI SICILIA
anno
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1991
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pagina
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306
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306 Pietro Siino
raggiungesse il massimo della tensione; l'esasperazione della conflittualità portò ad alcuni drastici provvedimenti: soppressione nelle Università delle cattedre di Teologia; controllo governativo dei seminari; nel 1874 si mise in atto anche a Roma la legge sulla soppressione delle corporazioni religiose e la confisca dei beni; nel 1877 si abolì l'istruzione obbligatoria della religione cattolica nelle scuole elementari. Questo sintetico quadro ci offre l'idea dell'atmosfera che venne a circondare le confraternite laicali. Furono quelli anni di stenti e di timori, anche perché i cattolici italiani si trovarono davanti al dilemma se seguire le direttive del governo o quelle derivanti dal non expedit. Questa situazione di conflittualità doveva contribuire a far nascere in una parte del laicato cattolico uno spirito combattivo in difesa delle libertà religiose. Tale fenomeno non riuscì ad opporsi allo strapotere dello Stato, e gradatamente anche la falange degli oppositori depose lo spirito combattivo ed accettò lo stato di fatto.
Nel 1890, l'anticlericale Crispi, con la legge n. 6972 del 17 luglio, realizzava il grande principio della laicizzazione delle istituzioni civili. Era l'ultima di una serie di leggi che avevano per scopo di equiparare alle istituzioni pubbliche di beneficenza soggette a trasformazione, le confraternite, confratrie, congreghe ed altri consimili istituti, quando queste si fossero dimostrate superflue per l'esistenza di altri enti in grado di assolvervi. A tale legge sfuggivano solamente le confraternite senza beni patrimoniali e con sola finalità di culto.
Nelle grandi linee si può affermare che lo spirito che informerà gli articoli del Concordato, a proposito delle confraternite laicali, non si discosterà da tali principi.44* Dopo di allora l'orizzonte di tali organismi avrà prospettive molto più. anguste, il loro campo di azione sarà il mantenimento del culto attraverso la celebrazione delle festività e delle ricorrenze; il rispetto di quegli articoli dei Capitoli che riguardavano la buona morte dei confrati, consistente nel viatico e nell'accompagnamento del confrate defunto all'estrema dimora; il mantenimento in vita di certe tradizioni. Da sempre l'adoperarsi per dare una degna sepoltura ai defunti veniva visto come una esigenza, di carità ed una testimonianza di cristiana solidarietà. Questa solidarietà scrive Cataldo Naro religiosamente motivata riguardava gli stessi membri della confraternita, ma si svolgeva anche all'esterno della confraternita, in direzione dei ' miserabili ', cioè di quanti non erano in grado nemmeno di garantirsi il trasporto in chiesa per il funerale *e la sepoltura.45)
Il Monterisi, a proposito degli avvenuti cambiamenti, scrive che le forme di associazioni mutano, perché mutano i bisogni e le difficoltà dei tempi. Ne sorgono di nuove, si logorano le vecchie. Tale è oggi la sorte di quasi tutte le Confraternite, mummificate in organismi di semplice parata e di servizio funebre, appunto perché nella loro vita spirituale
<) Concordato tra lo Stato Italiano e la Chiesa, art. 29, par. C. La legge dello Stato del 17 maggio 1929 recepiva per intero quanto stabilito dal concordato.
45) c NARO, Solidarismo e pietà nel Settecento, Caltanissetta, Centro Studi sulla Cooperazione A. Cammarata , S. Cataldo, 1986, p. 29.