Rassegna storica del Risorgimento

CARTEGGI (SCIALOJA-COBDEN); COBDEN RICHARD; SCIALOJA ANTONIO LE
anno <1991>   pagina <314>
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Vittorio Schiavo
in casa, o comunque di aver occultato pubblicazioni considerate dannose dal governo, come la Démocratie en Trance di F. Guizot, o anche soltanto un taccuino in cui erano state riportate alcune sentenze di Tacito. Nel numero dei detenuti politici, prima ricordati, dovevano essere considerati pure coloro che erano stati arrestati per misure di polizia. Le misure di polizia, di cui Sciatola parla, consistevano in qualcosa di simile alle leggi del '93 in Francia, che colpivano les suspectés d'ètre suspectes; anzi peggio, perché non sono leggi, ma atti di arbitrio del prefetto di polizia od altri agenti del governo . Se a questo si aggiungeva una magistratura inetta, se non corrotta, da Scialoja descritta a fosche tinte, si può ben comprendere lo scoramento -dell'economista e uomo politico napoletano ormai sfiduciato e quasi rassegnato nel vedere di suo Paese privato della libertà e di ogni benché minima parvenza di legalità. Le prepotenze e gM abusi erano all'ordine del giorno, le sopraffazioni dirette contro chi professava idee liberali erano considerate del tutto legali da parte del governo; e si giungeva addirittura a saccheggiare e a incendiare le case dei liberali. Oltre alle ingiustizie perpetrate dai governatori militari man­dati, nelle varie province del Regno, si erano verificate violenze, a Salerno, contro alcuni cittadini picchiati in pubblico e poi imprigionati per tempo indeterminato, solo perché si voleva che essi svelassero l'eventuale esistenza di armi nascoste e sottratte ai disarmo generale.
E che dire del governo? Esso era composto da uomini il cui trionfo era fondato essenzialmente sul terrore, un governo che guardava con sospetto ad ogni forma di progresso civile: ciò trovava conferma nella volontà dei governanti napoletani di impedire persino la spedizione dei prodotti e dei manufatti provenienti dalle varie province del Regno desti­nati alla Esposizione Universale di Londra, inaugurata proprio nel 1851 ad Crystal Palace alla presenza della regina Vittoria: esposizione che fu la prima rassegna internazionale di prodotti industriali.23
La condanna pronunciata da Scialoja è certamente molto dura; tut­tavia, come si è visto, egli rivolge le sue critiche anche ai fautori della giornata del 15 maggio responsabili, a suo avviso, di una insurrezione già fallita in partenza, male organizzata, e intrapresa senza un'intesa fra tutte le forze liberaùi: riflessione, questa, che corrispondeva in toto al giudizio dell'opinione pubblica liberale moderata napoletana, unanime nello stigmatizzare un atto violento e affrettato che, appunto per questo, aveva fallito il suo scopo.
Ancora più aspra doveva essere a questo proposito l'invettiva di Luigi Settembrini:
Quella notte26' fu piena di angoscio. Nella città non appariva un lume, non si udiva una voce, pareva un sepolcro: era il silenzio della paura. Io avevo negli orecchi il grido di viva il re, e pensava: Quanti saranno morti I E che sarà dimani? La plebe è sfrenala* assalirà le case, scannerà quanti troverà. E tutto questo per pochi stolti scapigliati che hanno voluto le barricate, non per com-
25) Su questa esposizione d'i*. D. S. LANDES, Cambiamenti tecnologici e sviluppo industriale nell'Europa occidentale, 1750-1914, in Storia Economica Cambridge, a cura di H. fi HABAKKUK, M. POSTANE VI/I, trad ih, Torino, 1974, p. 856.
26) Si tratta della notte immediatamente successiva agli scontri del 15 maggio.