Rassegna storica del Risorgimento

CARTEGGI (SCIALOJA-COBDEN); COBDEN RICHARD; SCIALOJA ANTONIO LE
anno <1991>   pagina <315>
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Una lettera di A. Scialoja a R. Cobden 315
battere no, ma per ispaurire un uomo che era sdegnato, e aveva soldati e cannoni e animo di Borbone, ed essi volevano farlo fuggire con le grida e le minacce. Gli hanno dato ciò che egli non aveva, la coscienza della sua forza: egli ci temeva, ora ci disprezza, perché ci ha veduti discordi, deboli, codardi. Hanno voluto fare la scimmia ai francesi, hanno creduto di far fuggire Ferdinando, come è fuggito Luigi Filippo. Volevate cacciarlo? Ma un nemico non si caccia con le grida: dovevate preparare uomini, armi, ordini: chiamar genti dalle province, stabilire i comandi, pigliare i luoghi della città più acconci. Cento uomini bene ordinati e diretti avrebbero combattuto e vinto. Che fece Palermo! Che fece Milano! Che ha fatto Napoli? Le barricate! Fanciullaggine sanguinosa. Non è stata Napoli, ma pochi pazzi ubriachi che han perduto ogni cosa. E poi per quale idea si è venuto a questo? Pel giuramento, se si doveva svolgere o non svolgere lo statuto. O avvocati, anzi paglietti, voi meritate la servitù. Che sarà di domani? .27>
Anche Richard Cobden avrebbe espresso, in una lettera a Capponi, il suo giudizio negativo sui fatti di Napoli: parlando del popolo napo­letano egli infatti sosteneva che:
They are not fit for self-government: I mean the mass of the population. I really pity the educated intellectual classes at Naples, who are struggling for constitutional government, and who, for the third tinte, have been the vìctims of the ignorance and ferocity of the masses of the population. I wish I could hear from one of my friends, as Mancini, Ranieri, Lacaita, D'Ayala.28*
Scialoja termina la sua lettera chiedendo a Cobden di intercedere in suo favore presso Mr. Tempie29* perché potesse essergli concesso l'esilio: aio anche a causa del suo cagionevole stato di salute per cui non poteva sopportare i disagi della detenzione aggravati oltretutto dall'eccessivo numero di prigionieri, ammontanti a sei persone, in una stanza di quattro metri quadrati, e ivi costretti a vivere in condizioni igieniche molto precarie se non addirittura impossibili e in una indicibile sofferenza. Nel carcere di S. Maria Apparente, ben descritto da Settembrini, dove l'acqua era verminosa, e bisognava chiudere gli occhi e non fiutare per bere quando la sete non si poteva più sopportare >p si sarebbero ritrovati i presunti colpevoli dei fatti del 15 maggio: deputati, ministri, giornalisti, uomini di cultura, e gli stessi Settembrini e Scialoja.30 Quest'ultimo soste­neva, nella sua lettera a Cobden, che per quanto sia facile ad un
27) L. SETTEMBRINI, Ricordanze, cit., pp. 227-228.
W Lettere di Gino Capponi e di altri a lui, a cura di ALESSANDRO CARRARESI, Firenze, 1890, voi. VI, R. Cobden a C. Capponi, London, 26 June 1848, pp. 296-297; l'originale autografo si trova .presso la Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze, Carte Capponi, Cassetta IV, Numero 38.
2?> Henry William Tempie (1784-1856), fratello dello statista inglese Lord Palmerston; fu ambasciatore d'Inghilterra a Napoli all'epoca della lettera di Scialoja a Cobden e si prodigò in favore dei liberali e dei condannati politici In genere. Cfr. L. SETTEMBRINI, Ricordanze, cit,, p. 569.
30) Ivi, p. 104.
W A. MOSCATI, / Ministri del Regno d'Italia, cit, pp. 170-171.