Rassegna storica del Risorgimento
CARTEGGI (SCIALOJA-COBDEN); COBDEN RICHARD; SCIALOJA ANTONIO LE
anno
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1991
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pagina
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319
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Una lettera di, A Scialoja a R. Cobden 319
l'economista napoletano, tramite il cognato, aveva mandato a Cobden insieme alla lettera: trattato che, come egli stesso scriveva all'economista inglese, contiene un succoso compendio dei principii esplicati nelle mie lezioni a Torino.
VITTORIO SCHIAVO
APPENDICE
Egregio Signore,1*
Spero che vi ricordiate ancora di me, che ebbi l'onore di conoscervi in Torino, e di avervi un giorno uditore d'una mia lezione, in quella Università. D'allora in poi non so se avete più inteso parlare della mia persona; ond'è che io vengo a richiamarla alla vostra memoria, pregandovi di gradire un mio trattato elementare di economia politica, il quale contiene un succoso compendio dei principii esplicati nelle mie lezioni. Non avendo potuto curare la edizione, sono occorsi nel testo molti errori che ora più non mi è dato di emendare. In ogni modo sarei lusingato molto di avere un vostro giudizio sul merito del lavoro, se mai vi sopravvanzerà un po' di tempo per scorrerlo. Mio intendimento è di svolgere questo breve trattato in un'opera estesa, appena che sarò nel caso di farlo; e perciò vorrei giovarmi dei consigli dei pari vostri.
Questa lettera intanto è scritta dal fondo di una prigione di Stato, fra il timore di una sorpresa del custode ed il cicaleccio d'una moltitudine di detenuti di età e di condizione diversa. Ve ne ha da sedici sino a settantacinque anni* Ora compiacetevi udire come da diciannove lunghissimi mesi, io mi trovi in simigliante stato. Non potendo resistere all'affetto per la terra natia, nel marzo 1848 mi restituii in Napoli, dove giunsi il 29 di quel mese, con la intenzione però di ritornare in Piemonte. Ma dopo aver avuto un lungo abboccamento col Re, che senza mia dimanda avevami, sii la proposta de' ministri, nominato ad un distinto posto di magistratura, fui chiamato nel sette aprile a far parte del ministero, nel ramo dell'agricoltura e del commercio. Nemico dell'anarchia non meno che del dispotismo, fui sgomentato dì salire al potere nel momento in cui già in Italia cominciavano ad entrare in lizza questi due perniciosi estremi. Mi adoperai., per quanto era in me, di assorbire le interne violenze dei partiti in un ampio interesse, in una passione che avrebbe dovuto sovrastare a tutte le altre; nell'interesse nazionale, nella passione per la indipendenza. Ma le ritrosie dinastiche, le apprensioni religiose, le perturbazioni eccitate dagli agenti dei nemici esterni e delle fazioni retrograde, secondati da illusi e forsennati libertini, generarono lo scompiglio irr una impresa tanto nobile ed elevata, quanto finora mal compresa e mal giudicata dagli stranieri. In ogni modo i miseri e deplorabili casi del 15 maggio 1848 in Napoli furono il primo fatto in cui proruppero tutti gli elementi avversi al conseguimento del fine desiderato da me e dall'intero partito moderato e illuminato d'Italia. Io allora mi ritirai dal potere, ed alieno per indole dall'usare altre armi ed altri mezzi che la parola e la persuasione, l'ima
i) Scialoja, all'inizio della lettera, scrisse a margine la seguente frase: Latore di questa lettera è un mio giovane cognato, che viene costì per affari di commercio e per godere del grandioso spettacolo della esposizione di Hyde Park. Egli reputasi fortunato della occasione che io gli offro di far la vostra conoscenza .