Rassegna storica del Risorgimento

CARTEGGI (SCIALOJA-COBDEN); COBDEN RICHARD; SCIALOJA ANTONIO LE
anno <1991>   pagina <320>
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320 Vittorio Schiavo
e l'altra impiegai, scrivendo sui giornali, insegnando l'economia politica, e però confutando le false dottrine socialiste in un corso privato, che più tardi il governo mi impedi di continuare, e da ultimo combattendo dalla tribuna in qualità di deputato tutti quei germi di arbitrio e di corruzione, che hanno poi portato tanti amari frutti in questo sventurato paese. Intanto chi crederebbe che dopo sedici mesi, in settembre 1849, io fossi fatto arrestare per gli avvenimenti del 15 maggio? lo sono certo che ogni onesto uomo, il quale conosce me ed i miei principi, voglia considerare questo mio arresto come la più alta prova della insensata violenza dei nostri governanti. Un uomo, che desiderava il pacifico esplicamento delle libertà, e meglio ancora di esso, la indipendenza nazionale, senza cui la vera libertà è impossibile, poteva mai volere il 15 maggio, che fu il primo colpo mortale portato alla indipendenza ed alle libertà? Io credo vergognoso per me, il cercare argomenti per provare che io non poteva essere né abbastanza malvagio, né stupido a segno d'immischiarmi in quei pochi attentati, acconci solo a servire il despotismo, spegnendo ogni speranza di progresso. Basti il dirvi che per quanto sia facile ad un governo, come il nostro, di conseguire false denunzie e calunniose testimonianze, non ha potuto sul mio conto ottenerne alcuna. Ciò nonostante io giaccio da 19 mesi in carcere, ed i magistrati non vogliono provvedere su la mia sorte, e negano di giudicarmi, scusandosi col dire, che così vien loro imposto. Questo parrà strano ad un inglese. Ma dove non sono giurati, e dove i giudici sono amovibili, un magistrato non è altro che un semplice commissario, un servo stipendiato, un Bravo che invece dello stilo per immolarvi, adopra un articolo di legge secondo la volontà del padrone. Aggiungete, che io essendo ministro in tempi in cui vigeva lo Statuto, avrei dovuto essere giudicato dalla Camera dei pari, dopo l'accusa della Camera dei deputati. Non pertanto benché quest'accusa non avesse avuto mai luogo, io mi trovo involto in un processo, e sottomesso al giudice ordinario, insieme con tutti gli altri imputati, senza distinzione veruna. Cosa più strana poi si è che qualche poche centinaia di uomini, i quali combatterono il 15 maggio, e furono presi con le armi alla mano, sono stati esenti da ogni molestia giudiziaria.
L'assolutismo ha quasi voluto mostrar loro la sua gratitudine per la stolta ed istigata impresa, nella quale si gittarono. Ora un processo di tal natura contìnua da tre anni nel segreto, e ci si fa credere che debba continuare almeno un altro anno, prima di aprirsi, per metterci nello stato di poter far valere le nostre difese. Da ciò potete argomentare la miserrima nostra condizione. Frattanto le carceri rigurgitano di detenuti politici, che nel regno ascendono da 20 a 21 mila, senza includervi i moltissimi che sono stati arrestati e liberati nel corso di pochi mesi e comprendendovi quelli che per vaghi indizi sono stati già condannati ed espiano crudeli e tormentosissime pene. Nel numero indicato però ve ne ha circa una decina di migliaia imprigionati per misure di polizia, o per essersi lor trovato in casa una stampa o un libro dei più comuni, ma che qui piace di qualificare perniciosi. L'anno scorso fu mio compagno di carcere un tal Sisio multato per la Démocratie en Frutice di Guizot, ed ora è con me un buon veglio di settantacinque anni, un certo Corrasio, perseguitato per un taccuino sul quale era andato registrando alcune sentenze di Tacito.
Vi ho parlato anche di misure di polizia: queste consistono in qualche cosa di simile alle leggi del '93 in Francia, che colpivano les suspectés d'ètre suspects; anzi peggio, perché non sono leggi, ma atti d'arbitrio del prefetto di polizia od altri agenti del governo. Argomentate da questi tre fatti che cosa esse siano. In Lecce fu arrestata dalla polizia la signora Arpa, moglie d'un valente avvocato, acciocché dichiarasse dove erasi rifugiato il marito; e perché incinta, dopo un mese si sgravò nel carcere. Qui in Napoli una signora vedova di cinquanta e più anni. Maria Ricci-Devernois, è stata sei mesi in arresto per essere andata a visitare un figlio prete ricoverato sopra un vapore inglese che trova vasi nella nostra rada, ed ora, mentre vi scrivo, mi giunge nuova di