Rassegna storica del Risorgimento
GIORNALI ITALIA 1875-1880; <
> 1878-1880;
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1991
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Rolando Nieri
fatto, Rossi si mostrava persuaso che gli operai italiani, le donne e i bambini impiegati nelle fabbriche, non patissero in genere per regolamenti inumani o per eccessivo lavoro. Non c'erano dunque rivendicazioni da fare o riforme da compiere. Infine, se era ovvio per lui che donne e fanciulli dovessero avere un trattamento adeguato, ottenere questo scopo attraverso la protezione dello Stato, con gli ispettori nelle fabbriche, era la cosa più dannosa e meno illuminata. Essa avrebbe avuto per effetto di intimidire i capitalisti e di fuorviare i lavoratori , alterando i vincoli di solidarietà che dovevano esistere fra le due categorie. Gli industriali italiani non meritavano un tale atto di sfiducia e, per il fine voluto, erano sufficienti la legge civile e il codice penale, senza bisogno di una legislazione speciale per le fabbriche. Piuttosto, dirà l'anno dopo Rossi in polemica con Luzzatti e richiamando proprio lo studio di Sonnino sulla Sicilia, i mali esistenti da questo punto di vista riguardavano l'Italia agricola, ancora troppo estesa, arretrata e feudale, con le reali sofferenze dei contadini, di fronte ai patimenti in gran parte immaginari delle classi operaie. La realtà industriale esisteva soltanto in zone della Lombardia e del Piemonte: era un esempio da imitare da tutto il resto d'Italia e la si voleva invece colpire e ostacolarne lo sviluppo con tale tipo di leggi.16)
Come è ben noto, tale sorta di problemi, secondo Rossi, avrebbe dovuto trovare soluzione nell'ambito stesso e nella prospettiva dell'industrializzazione, con le implicazioni e i contenuti concernenti l'egemonia borghese che tale processo comportava, su cui non è qui il caso di soffermarsi.17) Ma per quanto riguarda la questione specifica, è indubbio che, se per un verso la posizione di Rossi era sintomatica dell'avversione di settori capitalistici emergenti verso provvedimenti di questo genere e ciò contribuisce a spiegare il ritardo dell'Italia nei dotarsi di una legislazione sociale18) j per l'altro, nonostante la forza delle convinzioni con cui essa era sostenuta, non sfuggiva a sofismi e speciosità, con la sua avversione aprioristica all'intervento del legislatore. Su tali problemi Sonnino veniva a convergere, contro Rossi, sulle posizioni di Luzzatti.
Da parte sua infatti, il toscano capovolgeva le affermazioni di Rossi, sia per quanto riguarda la valutazione degli elementi di fatto, che le conseguenze da trarre dall'osservazione delle tendenze dell'economia. Lo sfruttamento del lavoro minorile su cui si soffermava particolarmente nell'articolo e femminile, non era una realtà marginale dell'industria. Ne costituiva invece gran parte, come documentava con dovizia di dati, di citazioni da studi e rapporti ufficiali e per osservazione diretta. In certe provincia del nord, come quella di Como, i soli minori di 12 anni costituivano circa il 23 per cento della manodopera impiegata, con un orario di lavoro che si protraeva per 10 ore d'inverno, 15 d'estate ed un salario di 30-50 centesimi al giorno. Queste condizioni, fra l'altro, vanificavano
'*) A. Rossi, Di un progetto di legge sulle fabbriche, in Giornale degli economista marzo 1877, pp. 415417.
17> Rimando ai noti studi di Are, Avagliano, BagHoni, Lanaro, ecc.
J8) R. VILLARJ, Conservatoli e democratici, cit., p. 75.