Rassegna storica del Risorgimento

GIORNALI ITALIA 1875-1880; <> 1878-1880;
anno <1991>   pagina <329>
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La Rassegna settimanale e l'industria 329
ogni speranza di progresso e diffusione dell'istruzione elementare. L'entità e la rilevanza dei fenomeno imponevano dunque un vero e proprio inter­vento del legislatore a tutela dei minori, sia di fronte agli industriali che ai genitori, nell'interesse dell'igiene, della salute e della sicurezza personale di chi non poteva difendersi da sé. Né tali misure, come la limitazione delle ore di lavoro, potevano essere interpretate, secondo Son-nino, come offesa alla dignità personale degli industriali e lesione del principio della libertà del lavoro e delle relazioni tra industriali e operai. Essere favorevoli alla tutela in questo campo senza ispettori che facessero rispettare norme legislative apposite, come sembrava essere il caso del Rossi, significava volere un fine senza accettare i soli mezzi che potevano condurre ad esso.
Ma Sonnino andava oltre nel suo argomentare. Collegava infatti l'esigenza di una efficace legislazione sociale con la prospettiva dell'affer­marsi della grande industria e delle ripercussioni che da tale punto di vista essa poteva avere. In questo, più che nell'aspetto controversistico della questione o nella polemica su circostanze di fatto o sulla validità dell'esempio inglese, sta la differenza con Rossi. Questi arrivava ad ammettere, al massimo, l'esistenza dello sfruttamento estensivo dei minori e delle donne solo nelle realtà economiche marginali, nella piccola industria poco fornita di capitali; situazioni quindi superabili all'interno del processo di espansione dell'industria moderna. Per Sonnino invece queste realtà erano prodotte, come normale conseguenza, dall'affermarsi del capitalismo industriale stesso e se non si fosse intervenuti a tempo nel porre limiti alla indiscriminata utilizzazione della forza lavoro, si sarebbero consolidate come funzionali ai bisogni dell'industria e sarebbe stato più difficile in seguito frenare tali forme di depauperamento di essa. Le industrie, notava infatti, andavano aumentando. Che cosa sarà nell'avvenire colla crescente introduzione delle macchine, che porta i fabbricanti a desiderare una sempre maggiore continuità nel lavoro, affine di utilizzare maggior­mente gli ingenti capitali fissi affondati nelle imprese industriali! .
Per altro verso era necessario fin da principio tracciare i confini nell'impiego di manodopera minorile, guardando anche ai probabili atteg­giamenti e alla situazione degli operai. Ora questi avrebbero potuto bene accogliere il tenue guadagno dei loro figli; ma più tardi, quando i loro salari si fossero ridotti per la legge della concorrenza in seguito al guadagno dei fanciulli, sarebbe stato molto più difficile togliere alle famiglie operaie una parte delle loro entrate, riducendo le ore di lavoro dei minori. Una tempestiva legislazione sulle fabbriche dunque, che secondo quanto Sonnino affermava, andava attuata tenendo conto in prospettiva delle imperiose necessità del capitale fisso crescente e del suo ammorta­mento, sarebbe stata suscettibile di ridimensionare gli effetti più deleteri della concorrenza interna alla forza lavoro e contenere almeno gli abusi più vistosi cui dava luogo lo sviluppo capitalistico, ad esso per altro connaturati.
Infine, anche alcuni passi del suo saggio / contadini in Sicilia come del resto certi suoi interventi in Parlamento sono assai indicativi di quanto andiamo dicendo, cioè che la sua visione delle realtà economiche e sociali non è confutabile all'ambito agricolo e tanto meno da qualificare