Rassegna storica del Risorgimento

GIORNALI ITALIA 1875-1880; <> 1878-1880;
anno <1991>   pagina <344>
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Rolando Nieri
Tale imparzialità non è, a vero dire, la dote prevalente deli'A., il quale dopo aver scagliato anatemi contro l'Internazionale, riannodandola con dubbia esattezza alla Repubblica degli Eguali di Campanella ed al Viaggio in Icaria di Cabet, combatte gli scioperi, combatte le Trade Vnions, dichiara la partecipazione diretta dell'operaio al profitto dell'impresa incompatibile colle esigenze della grande industria manifattrice, e conclude riconoscendo la associazione indiretta o mista dell'operaio al profìtto, nelle varie sue forme, come il solo mezzo che valga ad acquetare l'acerbo conflitto fra i partecipi alla produzione .78> A parte certe asserzioni troppo scarsa­mente fondate , come quella che le associazioni operaie inglesi sono affiliate dell'internazionale e che esse non riuscirono mai nei loro sofistici intenti, al Rossi faceva velo il fatto che lo studio dei fenomeni sociali [fosse] condotto sotto un punto di vista [...] esclusivamente capi­talistico . Mentre per un verso questo orientamento lo induceva a met­tere innanzi teorie troppo quiritarie circa il diritto di proprietà , per l'altro lo faceva passare sopra alla complessità delle questioni sociali s all'approntamento di idonei rimedi: Lasciamo all'ottimismo deli'A. la fede che l'omeopatica istituzione di Casse di risparmio per la vecchiaia o di premi agli operai più onesti e previdenti o qualche altro espediente di simil fatta, bastino, come osserva l'A., ' a spegnere ogni ombra di antagonismo fra gli interessi del capitale e quelli del lavoro*. A noi la pretesa di risolvere con sì picciolo strumento la questione operaia sembra una ben poco seria applicazione della legge del minimo mezzo .79>
Per quanto riguarda l'altro aspetto, quello dei provvedimenti dei pubblici poteri rispetto ai problemi sociali, si attribuiva, in mancanza di qualcosa di più organico, una finalità secondaria e indiretta alla notevole mole di lavori pubblici che caratterizzava quegli anni. La necessità di dar lavoro ai poveri era spesso una giustificazione che accompagnava il varo di molte spese, frequentemente improduttive, dei comuni, delle pro­vince e dello Stato. Tuttavia la mancanza di lavoro continuava ad essere una delle maggiori ragioni di sofferenza delle classi popolari e, guardando le cose nel loro insieme, il rimedio, a giudizio della Rassegna, finiva per aggravare il male. Alla base c'era infatti una sproporzione fra l'entità dei lavori pubblici e le effettive risorse e condizioni economiche. In un paese come l'Italia, scarso di capitali, c'era necessità che i risparmi venissero impiegati per produrre nuova ricchezza. Con quella politica della spesa invece, come altra volta lo stesso Sonnino aveva messo in evidenza, erano Stato ed enti locali che li assorbivano in rilevante quantità, con promessa di alti interessi e speciali garanzie. Ciò comportava un aumento del debito e delle imposte, le quali, secondo il sistema tributario vigente, gravavano pesantemente sui meno abbienti. Le spese in opere pubbliche dei comuni e delle province, causa prima del loro
7g) La Rassegna settimanale, 4 aprile 1880, Scienze economiche, recensione a A. Rossi, Questione operaia e Questione sociale, Torino, 1879. Sul problema della partecipazione degli operai al profitto vedi anche ivi, 7 dicembre 1879, recensione a V. BOEHMERT, La partecipazione al profitto, prefazione di L. Luzzatti, Milano, 1879.
T?) Recensione a A. Rossi, cit.