Rassegna storica del Risorgimento

GIORNALI ITALIA 1875-1880; <> 1878-1880;
anno <1991>   pagina <359>
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La Rassegna settimanale e l'industria 359
in questo senso è un articolo del giugno 1879.144) Tenendo conto soprattutto della realtà inglese, si affrontava in generale la questione delle colonie, per porla poi in relazione con le esigenze dell'Italia. Lo spirito che improntava lo scritto era veramente imperialistico e adeguato ai tempi, per la connessione che vi si istituiva fra problemi interni della società nazionale ed esterni, ed anche per quel tanto di implicita ipocrisia che vi si esprimeva, soprattutto nell'affrontare gli aspetti di politica inter­nazionale e la legittimità delle guerre di colonizzazione. Queste erano considerate legittimo strumento di diffusione della civiltà, perché i popoli più civili non debbono rinunziare ad ogni influenza sull'avvenire dell'umanità ; anzi, spettava loro portare agli altri popoli la benedizione di ordinamenti politici e sociali meglio conformi alla dignità umana, di leggi e costuani ispirati da giustizia e da moralità. Ora, ciò è impossibile, almeno nella maggior parte dei casi, senza guerre e conquiste.145)
Con questa premessa e l'ovvio corollario che anche l'Italia aveva diritto di espandere le sue forze oltre i propri confini, si mettevano in evidenza gli aspetti positivi che potevano derivarne. Se, come affermavano soprattutto gli oppositori all'emigrazione, questa poteva rappresentare una perdita di capitale e lavoro, la costituzione di colonie nazionali evitava tale pericolo, assicurando inoltre un ampio sviluppo commerciale, per la comunanza di interessi e di abitudini fra colonie e Stato nazionale; mentre d'altra parte si conservano tutti i vantaggi che dall'emigrazione possono derivare alla madrepatria per il miglioramento in essa delle condizioni sociali delle classi meno agiate .146*
Più in particolare si discutevano due obbiezioni che venivano avanzate contro l'inizio di una politica coloniale da parte dell'Italia: la prima consisteva nell'ancora non rilevante entità dell'emigrazione permanente, l'altra, nella necessità esistente all'interno del paese di porre a coltura molte terre e di dare incremento al commercio; ambedue avrebbero resa inopportuna ed anche ostacolata una tale politica. Per quanto riguarda la prima, si faceva presente che la tendenza era all'aumento e, se anche così non fosse stato, era ad ogni modo più facile indirizzarla verso domini propri; per l'altra, si argomentava che, se per fondare colonie agricole commerciali, si fosse aspettato il miglioramento dell'agricoltura e del commercio, non si sarebbe ottenuto alcun risultato. La colonizzazione nazionale poteva essere invece un fattore dello sviluppo della nostra produzione e dei nostri commerci. Bisogna che, al possibile, l'aumento della produzione e l'impianto di esteri mercati succedano contemporanea­mente: che altrimenti non acquisteremo poi il genio baldanzoso e l'ardita iniziativa dei popoli colonizzatori, avremo sempre difficoltà nell'impiego delle braccia disoccupate, la domanda dì lavoro sarà sempre scarsa in confronto alla fecondità delle nostre classi operaie e, per di più, come popolo precipuamente agricoltore, vedremo forse rallentarsi di troppo,
'**) La Rassegna settimanale, 8 giugno 1879, Le colonie e lo Stato moderno. l5) Ibidem. >*> Ibidem.