Rassegna storica del Risorgimento

LEGA DOGANALE ; MORICHINI CARLO LUIGI
anno <1914>   pagina <619>
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I Prelfaflftfari della Lega doganale, ecc. 619
cordar una tarifla daziaria comune e un conveniente riparto delle speso e degli utili del nuovo sistema di dogane. Art, 3. ..
Art. 4 Si riserva l'ingresso in questa lega al Buca di Modena e al Re di Napoli.
Terbio, 30 settembre 18W;.
OH, IH.
Cor boli al Segretario di Stato.
In primo luogo S. M. mi disse poche parole della lega doganale : es­ser venuta cioè da Genova la persona che meglio potrebbe informare in­torno alle utili o dannose conseguenze che per quella città potrebbe pro­durre la lega. Io mi permisi di rispondere che noli'esame di queste con­seguenze bisognava tenere assai oonifòjanche della congiunzione che si "verrebbe a fare tra là grande strada ferrata degli Stati Pontifici (che è la strada centrale d'Italia) e (xenova o Venezia* secondo che la lega avesse effetto o non l'avesse. Mostrai il grand'utile che Genova ritrarr rebbe dalla congiunzione con Ancona. E mi parve ohe questo argomento facesse nell'animo di S. M. una certa impressione.
In secondo luogo il He tornò a significarmi le sue diffidenze verso gli altri Principi Italiani, escluso il Papa: dicendomi che,tutti seno Austriaci d'origine, o di cuore, e ;ehe in lina lega potrebbero con queste loro ten­denze cagionare molte difficoltà. A questo io risposi che in quanto al Granduca di Toscana credevo certo che in questo momento non avesse nessuna tendenza Austriaca, e fosse l'occasione opportuna a legarlo in modo col sistema Italiano che gli fosse impossibile di dipartirsene poi anche volendo. In generale, io dissi, quando un Principe consenta ad operare, mediante la lega doganale, una fusione degli interessi più uni­versali che abbia il suo popolo, con quelli dei popoli sudditi della Chiesa e del Piemonte, quando inoltre aderisca ad una dichiarazione, che gli si potrebbe proporre, di volersi nel suo governo e nelle sue riforme appog­giare all' unione Italiana piuttosto che alile influenze o agli interventi stranieri, allora mi sembra che di un tal,Principe si avrebbero tali pe­gni da non potersi più" dubitare della sua fede. D Re sopra questo ri­mase in silenzio, i. e mi pai necessario pel bnon servizio di Sua San­tità, o che si ottenga l'intento, o che si disponga ogni cosa pei' modo chela Santa Sede possa, quando lo creda opportuno,, far conoscere al mondo quali e da quàl parte sono statele offerte, qua! e da qnal parte le difficoltà. .