Rassegna storica del Risorgimento

PAVIA (PROVINCIA) RIFORMA 1794
anno <1992>   pagina <180>
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180 Chiara Porqueddu
insistendo presso Giuseppe Vitali Rizzi perché non si ceda su nessuna delle modifiche proposte dai decurioni, confida che anche da Ministri si sono trovati i sentimenti della Congregazione generale al di là di discreti, e che qualunque ulteriore facilitazione o toglierebbe quella pro­porzione di voti, che si è procurata nella determinazione presa, e che appena può dirsi che si ottenga, o s'allontanerebbe dalla giusta legge censuaria, nel determinar la quale si è già avuto riguardo alle particolari circostanze di codesta Provincia. Non solo, ma egli aggiunge se per causa del consiglio decurionale non si dovesse portare a termine l'accordo potrei quasi ripromettermi che avessero luogo per intiero le istanze degli estimati .35)
Malgrado sembri evidente lo scarso favore che negli ambienti di governo godono le richieste del consiglio decurionale, questo non si arrende; all'inizio del 1793 inoltra al Magistrato camerale le proprie proposte di modifica della trattativa con la Congregazione generale unite a una rappresentanza.36) Per tutta risposta Benedetto Arese Lucini, anche a nome degli altri delegati della Congregazione generale, invia un foglio di protesta allo stesso magistrato in cui definisce irragionevole e fors'anche capricciosa l'opposizione all'accordo già raggiunto e ribatte punto per punto le querele dei decurioni.37)
Intanto nel maggio 1793 i cittadini e i nobili, approfittando del clima propizio, preparano finalmente un proprio ricorso perché i loro rappre­sentanti siano ammessi alle funzioni pubbliche accanto ai decurioni che da sempre li escludono e lo sottopongono al savio parere del mar­chese Litta. Questi ritiene più che legittima l'istanza e, insieme a Bene­detto Arese Lucini, suggerisce di ricorrere anche contro la pretesa dei decurioni di occupare i posti spettanti ai loro due gruppi nella Congre­gazione municipale; nel contempo entrambi i patrizi milanesi prendono le distanze, ribadendo che la causa è più del loro ceto, che della Congregazione generale.3*) Anche quando di lì a pochi mesi il ricorso in questione sarà proposto alle autorità centrali Pompeo Litta prometterà sì di adoperarsi perché venga esaudito, ma in modo però di non urtare contro le massime già da noi promosse, ed intorno le quali si stanno ora aspettando le Superiori risoluzioni, cosiche il proporre nuove istanze,
35) Cfr. lettera dì Pompeo Litta a Giuseppe Vitali Rizzi, Milano, 19 gennaio 1793, ibidem.
36) La rappresentanza, rivolta al Magistrato politico camerale, è letta dai deputati nella seduta del consiglio generale del 17 aprile 1793 dove è approvata; in ASCP, Archivio comunale, e. 596. Qui si trova anche la lettera del 22 aprile 1793 con la quale i consiglieri pavesi spiegano al loro rappresentante in Milano, assessore Pasquali, la ragionevolezza dei rilievi fatti dal consiglio ai due punti dell'accordo.
37) Cfr. Risposta al Promemoria del Signor Don Giuseppe Pasquali, allegata a supplica di Benedetto Arese Lucini al Magistrato politico camerale del 26 aprile 1793, in ASCP, Archivio Meriggi, e. 158.
3 Cosi si esprime Benedetto Arese Lucini, cui il Litta ha fatto pervenire il modello di ricorso dei nobili e dei cittadini pavesi, in lettera a Giuseppe Vitali Rizzi del 31 maggio 1793, contenuta ibidem.