Rassegna storica del Risorgimento

VALSCCHI FRANCO
anno <1992>   pagina <236>
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236 Amici scomparsi
poggiava sull'analisi del carattere dei protagonisti: egli era ben conscio che le mete perseguite dalle varie potenze e l'evoluzione della sociteà affon­davano tle radici in obiettive esigenze di sviluppo, che le contingenti vicende storiche poco potevano mutare: ma nel loro snodarsi nel tempo esse erano interpretate e condizionate dagli uomini, dalla loro intelligenza e tempe­ramento, dalle loro convinzioni e passioni: una attenzione e curiosità allo studio dell'uomo che rende icastiche molte sue pagine. E come l'uomo singolo, i piccoli gruppi che di fatto si impongono nella vita politica o la condizionano: erano le élites che nella vita sociale come in quella spirituale, incidendo in settori e con responsabilità diverse, divengono le forze determinanti di un'epoca, interpreti dei suoi bisogni e delle sue aspirazioni. Per questo, al di là del suggerimento che scaturiva dalle persistenti linee di sviluppo nella vita dei popoli, una forza profonda sempre più gli appariva esprimersi e guidare gli avvenimenti: quella che, diversa nelle diverse epoche, scaturisce nell'intimo di ogni uomo dalle sue esigenze e dai suoi sogni e che, quando 'diviene comune e cosciente sentire di un'epoca, incide con forza trainante e talora dirompente. Nella sua analisi del Risorgimento, a più riprese egli ora amancò alla ricerca diplomatica e politica un approfondimento sulle idee dell'epoca e le loro teorizzazioni, sui temi della nazionalità e dei nazionalismi, della libertà, del costituzio­nalismo e della democrazia nel loro affermarsi ed evolvere. Sviluppate in molti articoli, queste tematiche furono quasi tutte radunate e coordinate nel suo ultimo volume: L'Italia del Risorgimento e l'Europa delle nazionalità, che al chiudersi del suo magistero, raccoglieva i suoi artìcoli sull'Otto­cento italiano ed europeo.
Ho insistito sulla apertura e sulla prospettiva europea che guida gli studi del Valsecchi. Ne è espressione anche la sua presenza nella vita acca­demica e culturale del cinquantennio 1930-80. Raggiunse presto la cattedra universitaria, vincendo già nel 1936 il concorso di storia del Risorgimento, che insegnò a Cagliari e a Palermo; nel 1940 passò, sempre nella Facoltà di Lettere siciliana, a storia moderna. Nella Facoltà di Scienze politiche insegnò la stessa materia a Pavia dal 1941 per passare poi a Milano e a Roma dove termina la sua carriera. All'Istituto per la storia del Risor­gimento fu iscritto dal 1935 e dal 1952 era membro del Consiglio di Presidenza e Vicepresidente. Fu direttore dell'Istituto italiano di cultura a Vienna ed a Lisbona ed animò iniziative e rapporti che continuarono nel tempo.
Professore ospite a Lipsia ed a Vienna per anni, più tardi a Berlino, fu ascritto all'Accademia d'Austria a Vienna, fu insignito della laurea honoris causa da varie università europee; membro influente di numerose e presti­giose accademie, fu sempre presente con una sua autorevole voce nei congressi italiani ed internazionali, dove si impose la sua capacità di sintesi e di pacata mediazione tra posizioni diverse. Presto furono gli anni delle Presidenze *, come soleva dire: dell'Istituto storico lom­bardo, dell'Istituto storico italo-tedesco di Merano, dell'Istituto germa­nico di Trento, Capo ufficio studi al Ministero degli Esteri, Presidente della Commissione Italiana all'Unesco .e del Centro studi Americani di Roma. In vivace rapporto con il mondo francese e con quello anglo­sassone, il suo cuore rimase con particolare affetto legato al mondo