Rassegna storica del Risorgimento
VALSCCHI FRANCO
anno
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1992
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pagina
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237
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Amici scomparsi
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germanico, soprattutto a quello austriaco, erede di quell'impero medio-europeo che era stato incontro e crogiuolo di razze e di culture e che per lui rimaneva associato a tanti ricordi della sua prima maturità.
Ne è espressione anche la sua costante, incisiva presenza in quel programma che, sostenuto dal Consiglio d'Europa, si proponeva di aiutare l'attuarsi dell'unità europea affrontandone il problema nelle sue premesse culturali e spirituali, cancellando o almeno attenuando gli irrigidimenti nazionalistici che si frapponevano al cammino del nuovo processo storico e che trovavano alimento in una deformata visione della toria quale si era scolpita negli animi sin dagli anni della scuola. È giusto, è legittimo e doveroso egli sosteneva che i giovani siano educati al culto delle tradizioni patrie; che debbano imparare a conoscere e ad amare prima di tutto e soprattutto la storia del loro paese. Ma la storia del loro paese intesa come parte di un tutto, come contributo alla comune opera di civiltà. Per questo era necessaria una revisione a fondo dei testi di storia in uso nelle scuole, per cancellare dalle loro pagine infatuazioni nazionalistiche, giudizi astiosi o preconcetti contro gli altri popoli, perché in essi fossero colmate le molte lacune e vi trovasse spazio anche il ricordo del costruttivo apporto che le divèrse civiltà europee avevano dato allo sviluppo comune, le esperienze storiche che erano state (peculiari a ciascun popolo, ma che avevano inciso in profondità nel complesso quadro della storia e della civiltà europea. Il programma di questa revisione si era venuto sviluppando negH anni, dall'impostazione generale del tema ai più specifici incontri bilaterali nei quali, facendo perno sull'esame dei testi in uso nei vari paesi, se ne evidenziavano reciprocamente irrigidimenti, inesattezze e lacune. A questi incontri Valsecchi partecipò sin dall'inizio, molti ne organizzò, fu l'anima italiana di queir Istituto internazionale per il libro di testo che sorse a Braunschweig e che molto operò in questa direzione, e tenne vivo il problema, quando esso sembrava ormai languire, ed egli era, dal 1972, presidente della Commissione Italiana dell'Unesco.
E viene spontaneo pensare a lui, alle sue convinzioni e alla sua vasta e varia esperienza culturale, quando leggiamo le parole che concludono il suo giudizio su Cavour e l'azione dello statista ne L'alleanza di Crimea :
Il punto di partenza è lontano: è da cercare in quella sua educazione non piemontese soltanto, né italiana, ma europea, occidentale: Parigi Londra Ginevra contribuiscono alla sua formazione, non meno, forse, di Torino, certo più di Firenze e di Roma. Quella che gli avversari lamentano scarsa "italianità" di Cavour non è orizzonte ristretto di campanile [...], è piuttosto nella sua "europeità", nella sua spirituale cittadinanza europea, occidentale [...]. Il Piemonte, rispetto all'Occidente egli lo concepisce come parte del tutto, un membro dell'organismo, che perde, staccato, il suo vigore .
La varietà dei temi e la chiarezza di valutazioni che affioravano negli scritti del Valsecchi segnavano con evidenza anche il suo magistero, guida e suscitatore di studi. Ricordo a Milano le riunioni del mercoledì