Rassegna storica del Risorgimento
VALSCCHI FRANCO
anno
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1992
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pagina
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243
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Libri e periodici 243
italiano, era stato spedito anche lui in Calabria quando ormai il banditismo spettacolare degli anni precedenti appariva in calando. Sacchi aveva osservato la realtà circostante ed aveva affermato tra l'altro: il brigantaggio è una risorsa per gran numero di abitanti delle Calabrie, è un mestiere da cui traggono molte famiglie il sostentamento; è infine diventato per molti una necessità di esistenza (p. 108). Visto sotto questa luce, il male endemico della Calabria si delineava come una sorta di fato sul quale solo l'azione responsabilmente civilizzatrice dei governi e delle altre forze sociali avrebbe potuto incidere con l'offrire le occasioni giuste per uscire dall'arretratezza.
GIUSEPPE MONSAGRATI
Italia Judaica. Gli ebrei in Italia dalla segregazione alla prima emancipazione. Atti del III Convegno internazionale. Tel Aviv 15-20 giugno 1986 (Pubblicazioni degli Archivi di Stato. Saggi, 11); Roma, Ministero per i Beni culturali e ambientali. Ufficio centrale per i beni archivistici, 1989, in 8, pp. 23064. S*p.
Nella consueta elegante veste editoriale, caratteristica di tutte le pubblicazioni degli Archivi di Stato, sono stati stampati nel doppio testo, italiano ed ebraico , a tre anni dal Convegno svoltosi a Tel Aviv dal 15 al 20 giugno 1986, gli Atti di quelle intense giornate di lavori, dedicate allo studio della presenza ebraica in Italia dal Trecento alla fine del Settecento (merito di Gabriella Olla Repetto, autrice di una breve relazione, La presenza ebraica in Sardegna attraverso una ricerca archivistica relativa ai secoli XTV-XV, che ha di fatto retrodatato di un paio di secoli i termini temporali oggetto della maggior parte degli interventi). I relatori hanno pertanto fornito interessanti spunti di discussione all'interno di un arco temporale assai vasto, in cui, a dispetto della scarsità del materiale documentario (o quantomeno della loro difficile reperibilità), sono riusciti a tracciare un quadro interessante di quella che fu, segnatamente nel corso dei secoli XVII e XVIII, la presenza ebraica nei principali Stati italiani, concentrando la loro attenzione su Roma, Livorno e Venezia, in cui essa fu, non solo sotto l'aspetto meramente numerico, più rilevante. La scelta della fine del XVIII secolo quale termine temporale delle relazioni non è ovviamente casuale, costituendo com'è noto uno spartiacque tra due epoche ben disunte, essendo datata settembre 1791 la Dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino in cui, sia pure implicitamente, veniva sancita l'equiparazione giuridica degli ebrei.
Di notevole interesse il saggio che apre il volume, autore Marino Berengo: Gli Ebrei veneziani alla fine del Settecento (pp. 9-30), in cui viene fornita un'accurata disamina sulle origini nazionali della popolazione abitante all'epoca il ghetto della città lagunare; per far ciò FA. si serve dell'anagrafe, richiesta dalla Municipalità democratica ai Deputati cittadini ebrei a poche settimane dalla caduta della Repubblica (la quale fornisce precise indicazioni riguardanti tutti i circa 1660 abitanti il ghetto, quinta comunità, per consistenza, d'Italia e prima del Veneto), opera del ventottenne veneziano Saul Levi Mortera, che riuscì a portare a compimento la sua fatica nell'ottobre del 1797 basandosi essenzialmente sulle dichiarazioni dirette dei capifamiglia. Interessanti i dati numerici: degli 820 uomini e delle 806 donne (raccolti in 421 nuclei familiari, con una media di quattro elementi, Inferiore a quella cristiana), oltre un terzo dei capifamiglia non è nativo di Venezia; l'immigrazione più consistente è quella proveniente dall'entroterra veneto, ma forte è la comunità originaria dello Stato da Mar, originaria prevalentemente delle isole ioniche, Corfù su tutte (solo sette sono infatti gli spalatini); venti sono li levantini , cioè gli ex sudditi della Sublime Porta, cinque i tripolini e ben 14 gli ebrei provenienti dallo Stato pontifìcio; completano il quadro nove elementi provenienti dai domini asburgici (sette da Mantova e due da Trieste), undici piemontesi, undici tedeschi, tre polacchi, un ungherese ed un olandese. Significativa anche la gerarchia sociale: i corfioti sono per lo più mercanti (dall'isola