Rassegna storica del Risorgimento
VALSCCHI FRANCO
anno
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1992
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pagina
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246
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246 Libri e periodici
Felice alcune appaiono maggiormente degne di nota. Anzitutto desta particolare interesse la relativa scarsità di nomi identificabili con personaggi o momenti della Rivoluzione francese e dell'età napoleonica: qualche Bonaparte, qualche Marca, talvolta toscanizzato in Maratte, e un nucleo consistente di Napoleone, in gran parte, però, già tradizionale in Italia fin dal Duecento. Il gruppo più folto è costituito dai nomi o dai cognomi dei protagonisti del Risorgimento, fra i quali Garibaldi sopravanza nettamente tutti gli altri, seguito nella graduatoria della popolarità dalla moglie Anita e dai figli Menotti, Ricciotti e Teresita. Anche da questa originale documentazione emerge dunque che il mito di Garibaldi è stato di gran lunga il più forte fra quelli ereditati dal periodo risorgimentale e soprattutto il più uniformemente diffuso nel paese, dove il pensiero e le gesta del Generale agirono da straordinario strumento di coesione e di legittimazione dello Stato unitario.
Piuttosto numerosi sono anche i nomi più tradizionali o di personaggi di maggior rilievo della casa Savoia, il che rappresenta un indice significativo del grado di consenso che circondò là casa regnante. Come pure interessante appare la permanenza di altri nomi dinastici del Risorgimento: ad esempio Lorena e Loreno oppure Leopoldo e Leopolda, con gli abbreviati Valdo e Poldino, Polda e Poldina, concentrati in Toscana, che rivelano indubbiamente una sorta di grato ricordo per la politica illuminata e riformista dei Lorena. Non mancano poi i nomi di matrice irredentistica o quelli ricavati dàlie imprese coloniali: del tutto assenti per la Somalia; più rilevanti per l'Eritrea e l'Etiopia e improntati più a dissenso, protesta e condanna, che non a consenso o a semplice reazione emotiva; limitati per la Libia, e quasi sempre di approvazione e celebrazione d'impronta nazionalistica (p. 19).
Scarsissime sono invece le tracce lasciate nell'onomastica personale dai principali avvenimenti politici del Novecento. Pochi i riflessi della partecipazione alle guerre di Spagna, d'Albania e d'Etiopia, marginali quelli relativi alla seconda guerra mondiale, esili (una decina di nomi in tutto) anche quelli mutuati dal fascismo e dall'impero, che pure per vent'anni cercò di interferire persino negli aspetti più intimi e privati della vita degli italiani. Le ragioni di questa brusca caduta delle motivazioni ideologiche dei nomi sono molte e complesse. Ma la causa fondamentale ha osservato De Felice, il cui volume, come si vede, offre diversi e interessanti spunti di riflessione sembra una corrispondente forte caduta della tensione ideale e della partecipazione, anche emotiva, politica e civile, un clima di generale distacco e di indifferenza, di rifugio nel privato, un progressivo esaurirsi del fervore di attese, speranze e passioni, che avevano promosso i nomi ideologici del periodo risorgimentale e postrisorgimentale (p. 27).
FULVIO CONTI
L'Austria e il Risorgimento mantovano, Atti del convegno storico (Mantova, 19-20 settembre 1986); Mantova, Accademia nazionale virgiliana di scienze lettere ed arti, 1989, in 8, pp. 216. S.p.
Nell'ambito della storiografìa risorgimentista ha preso piede da qualche anno una corrente volta a rivisitare in chiave encomiastica società e Stati dell'Italia preunitaria; se gli studi che ad essa si ispirano possono talvolta offrire alla ricerca più avvertita ed affidabile lo spunto per operare doverose messe a fuoco su questo o su quell'argomento, spesso finiscono, lnvecef col creare disorientamento e sconcerto nel pubblico, quand'anche non contribuiscono a fomentare le farneticazioni politico-storiche della demagogia di leghe dalla diversa ubicazione geografica e dal variegato background ideologico. Probabilmente all'origine di questa tendenza al vagheggiamento dei regimi asburgici, borbonici, lorenesi e magari papalini va posta una interpretazione