Rassegna storica del Risorgimento
VALSCCHI FRANCO
anno
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1992
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pagina
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247
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i Libri e periodici
pessimistica degli effetti della modernità rappresentata nella fattispecie dal Piemonte costituzionale e dallo Stato unitario un senso di inquietudine fcutt'altro che immotivato in sé: ma il rifugio nell'Arcadia non può essere seriamente utilizzato per perpetrare uno stravolgimento storiografico che trova scarsi appoggi in una lettura disincantata e non pregiudiziale delle fonti.
Il convegno mantovano del 1986, fortunatamente, non ha mostrato alcun cedimento a queste suggestioni anche perché la città e la provincia di Mantova, e più ancora la Lombardia in genere, costituivano negli anni del dominio austriaco ottocentesco la realtà economico-sociale più avanzata della penisola e dell'impero asburgico, in cui agivano fattori di crescita moderni, capitalistici e borghesi, come ha ben discusso, tra gli altri, Marco Meriggi nel suo denso contributo su Czoernig, Mittermaier e la modernità della società lombarda. La presenza di alcuni studiosi austriaci ha inoltre reso più ricco e articolato il quadro d'insieme, non solo per la più ampia disponibilità di fonti ma anche per la proposizione di un punto di vista diverso da quello italiano; non si è mai andati, però, alla ricerca di elementi che servissero a coonestare l'idea dell'esistenza, a Mantova, di una diffusa consapevolezza di vivere sotto il migliore dei governi possibili. A tal proposito mette conto rimarcare le considerazioni di Rinaldo Salvadori nel suo saggio su La città e il comune di Mantova. 1814-1866 sul sistema amministrativo comunale della Lombardia austriaca, per molto tempo esaltato più che conosciuto e contrapposto come modello a quello piemontese, anche sulla scorta dei giudizi di Carlo Cattaneo. La mancanza di autonomia degli enti locali scrive Salvadori di una piena pubblicità degli atti e di canali per consentire la possibile espressione di ima volontà della base, precludono la possibilità di accogliere la tesi del Cattaneo (p. 40).
Nel complesso i contributi disegnano un quadro socio-economico marcato da una campagna dinamica e in via di accelerata modernizzazione produttiva ed una città che, fatte alcune eccezioni, procedeva più a rilento, con un ceto borghese dalle scarse motivazioni imprenditoriali. H carattere di fortezza di Mantova ne limitava le possibilità economiche molto più di quanto fosse in grado di stimolarne settori commerciali o manifatturieri legati agli armamenti, e le gravi crisi che si succedettero dal 1848 al 1866, accompagnate da severe misure repressive adottate dalle autorità militari asburgiche, contribuirono assai più che altrove in Lombardia a deprimere gli affari, a diffondere uno stato d'animo di rinuncia e di senso della precarietà; tanto che si fece strada afferma ancora Salvadori in tutti gli strati della popolazione una volontà spasmodica di liberarsi della presenza austriaca (p. 43).
Molto più attiva, come detto, pare essere stata la campagna: Luigi Cavazzoli, intendendo smentire una valuzione storiografica ricorrente (p. 92) secondo la quale essa sarebbe stata, fra il 1815 e il 1866, quasi un corpo estraneo [...] rispetto ad una supposta omogeneità delle restanti province lombarde (p. 93), e avvalendosi di una nutrita serie di elaborazioni statistiche, ha affermato che l'economia agraria del Mantovano [...] partecipa a pieno titolo del generale sviluppo e dei processi di rinnovamento in atto in Lombardia (ibidem). Interpretazione, questa, in parte smentita alcune pagine dopo da Mario Vaini il quale, pur riconoscendo un indubitabile progresso generale delle campagne mantovane, ha ritenuto tuttavia che siamo ben lontani dai risultati raggiunti nella bassa pianura irrigua (p. 172). Come che sia, comunque, l'esame della produttività, dei sistemi di coltivazione, del livello di ammodernamento tecnico e di commercializzazione, consente di verificare da presso, in una realtà, per dir così, minore e provinciale, la complessità delle manifestazioni dell'economia agricola in un periodo quello tra il 1818 e il 1846 circa caratterizzato, nei grandi numeri, da bassi prezzi, bassi salari e scarsa remunerazione degli investimenti.
Del resto gli avvenimenti politici che interessarono il Mantovano negli anni tra la rivoluzione nazionale del 1848 e la metà degli anni Cinquanta ebbero vasta eco soprattutto nel mondo contadino: Vaini ha ricordato la determinazione a muoversi, nel '48, dei contadini mantovani e le esitazioni, i timori di sommovimenti sociali