Rassegna storica del Risorgimento
VALSCCHI FRANCO
anno
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1992
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pagina
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251
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, Libri e periodici 251
FRANCESCO PAOLO D'ORSOGNA, // brigantaggio nel distretto dì Lanciano 18104870) Chieti, Vecchio Faggio, 1990, in 8, pp. 263. L. 27.000.
Come è noto, il brigantaggio meridionale postunitario, pur se caratterizzato da specifici elementi, non è episodio del tutto nuovo nella storia del Mezzogiorno: nuova semmai è la terminologia usata per identificare il fenomeno i cui proptagonisti sino all'Ottocento erano definiti scorridori di campagna, masnadieri, fuorbanditi, banditi.1)
E dunque, pur con tutte le differenze del caso fenomeno endemico e permanente sì ma non uguale , precedenti sono da rinvenirsi nel banditismo che imperversò nei secoli XVI e XVII e nei fenomeni ribellistici verificatisi durante la repubblica napoletana del '99, poi nel corso del decennio francese, infine, anche se limitatamente ad alcune aree, durante il secondo periodo borbonico (si vuol ricordare qui il caso del calabrese Giosaffatte Talarico cui Ferdinando II concesse nel 1844 la grazia in cambio della fine delle scorrerie).2)
Bene ha fatto quindi Francesco Paolo D'Orsogna a storicizzare l'argomento del suo Il brigantaggio nel distretto di Lanciano 1810-1870, dedicato prevalentemente al periodo postunitario, soffermandosi inizialmente sulle origini del brigantaggio e trattando successivamente degli episodi briganteschi durante il decennio nel distretto: ecco, attraverso la documentazione della Sottintendenza conservata nella Sezione di Archivio di Stato di Lanciano, l'Antonelli di Fossaceca Giuseppe Bonaparte dovè trattare con lui da potenza a potenza 3) e l'Anichini o Annechini o Annicchini di San Vito. Anche da tale documentazione sembra emergere la peculiarità riscontrata da Alfonso Scirocco in generale per le sollevazioni in età rivoluzionaria e napoleonica nel senso che trattasi di guerriglia antifrancese volta a un mutamento di regime, cosa che non ritroveremo, almeno dal 1862, nel brigantaggio postunitario, quando i protagonisti di esso non si porranno obiettivi politici.4)
È, questo della Sottintendenza di Lanciano, materiale che, esaminato da Beniamino Costantini in relazione soprattutto alle vendite carbonare, offre qui allo studioso la possibilità di addentrarsi per così dire nel brigantaggio antifrancese.5) Successivamente e pur con eccezioni sino alla fine della dinastia borbonica il brigantaggio torna ad essere malandrinaggio come afferma Nitrii E si giunge all'Unità e all'annoso brigantaggio successivo.
Giustamente Molfese rileva la difficoltà di ogni studio sul brigantaggio post-unitario perché esso dice è esposto al pericolo di frammentarsi nell'analisi di un fenomeno complesso e confuso nelle sue manifestazioni e che a prima vista sembra confermare la convinzione che vi prevalga l'elemento spontaneo, quindi tutto sia frazionato, caotico.7) E del resto la stessa mobilità dei briganti da una banda all'altra sembra confortare questa valutazione.
Si può concordare credo col Fortunato (il brigantaggio è l'ultimo atto
i) M. BUONAJUTO, Una ricerca archivistica, in Brigantaggio lealismo repressione, Napoli, Macchiaroli, 1984, p. 29.
2) G. GALASSO, Unificazione italiana e tradizione meridionale nel brigantaggio del Sud, in Archivio storico per le province napoletane, CI (1983), p. 3; B. COSTANTINI, Azione e reazione, Chieti, Di Sciullo, 1902, pp, 194-195.
3) M. MoNNfER, Notizie storiche documentate sul brigantaggio..., Napoli, Berisio, 1965, pp. 16-17.
4) A. SCIROCCO, Briganti e potere nell'Ottocento in Italia: i modi della repressione, in Archivio storico per la Calabria e la Lucania, XLVIII (1981), p. 81.
5) / moti d'Abruzzo e il clero, Pescara, Attraverso l'Abruzzo, 1960. <>) Episodi di brigantaggio preunitario, in Brigantaggio, cit., p. 85.
7) F, MOLFESB, Storia del brigantaggio dopo l'Unità, Milano, Feltrinelli, 1972, p. 11.