Rassegna storica del Risorgimento
VALSCCHI FRANCO
anno
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1992
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pagina
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259
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Libri e periodici
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Bajamonti leale suddito asburgico. Una conseguenza degli avvenimenti italiani del '59 e del '60 è riscontrabile nel protocolio della seduta del 17 novembre 1862, quando viene discussa la riduzione del contributo austriaco per le truppe modenesi: Francesco V d'Asburgo Este ha chiesto infatti, probabilmente per un senso di lealtà nei confronti di coloro che l'avevano seguito in esilio, che ogni iniziativa in materia partisse dall'Austria, che a sua volta incominciava a sentire l'imbarazzo di una linea di appoggio incondizionato ai sovrani spodestati della penisola italiana.
Lasciando le questioni italiane per quelle di portata più. generale, i problemi ricorrenti con maggiore frequenza nel volume sono quelli del consolidamento legislativo, del tentativo di Ausgleich con l'Ungheria, dell'insurrezione nella Polonia russa e dell'esposizione mondiale di Vienna. In un lucido saggio introduttivo Stefan Malfèr traccia anzitutto un denso ed interessante quadro dell'attività legislativa del periodo, con particolare riferimento alle norme sull'ordinamento comunale. La questione ungherese in questo arco di tempo è caratterizzata, secondo una felice formula proposta da Malfèr, dalla stagnazione e dal conflitto: dopo forti contrasti tra i ministri viene decisa la convocazione della dieta transilvana, acuendo così il contrasto con i magiari. L'intransigenza di Schmerling sembra prevalere, ma nei tempi lunghi sarà la Rechtskontinuitat di Déak a riportare la vittoria. L'insurrezione polacca a sua volta trova eco nei protocolli a partire dalla seduta del 26 gennaio 1863; le misure discusse si riferiscono soprattutto alla Polonia austriaca, e cioè a Cracovia e a tutta la Galizia, e riguardano in primo luogo il mantenimento dell'ordine pubblico nella provincia, il problema dei profughi e il trasporto di armi.
Nel sesto volume, l'ultimo tra quelli qui segnalati, problemi di politica estera, quali la rivolta polacca e la proposta di trasformazione della confederazione germanica, assumono un grande rilievo, che spesso è testimoniato anche direttamente dai protocolli, nei quali in genere le questioni internazionali sono invece trattate soltanto di scorcio. Nel protocollo in data 19 maggio 1863 il fondamento della politica estera austriaca è individuato nel principio già proclamato al momento dello scoppio dell'insurrezione polacca: Noi abbiamo bisogno della pace per il nostro sviluppo interno; la vogliamo perciò vedere conservata e la nostra azione tende costantemente a questo scopo. L'Austria deve evitare quindi ogni appoggio alla causa della rivoluzione, perché questa finirebbe con il coinvolgere anche la monarchia asburgica. La neutralità è dunque il leitender Grundsatz della politica austriaca: al suo mantenimento la monarchia asburgica deve mirare, d'intesa con la Prussia e con i governi degli altri Stati tedeschi. Ma proprio sul terreno della politica germanica si verifica l'insuccesso dei tentativi di riforma della confederazione e si ripropongono le riserve di importanti gruppi di pressione austriaci, contrari all'adesione allo Zollverein. L'intreccio di questi problemi, ottimamente esposti nell'introduzione di KloteòTca e Koch, fa dell'anno 1863 un Epochenjahr, per servirsi della formula usata nella prefazione di Rumpler, che contiene in sé già molti degli elementi che condiranno alla crisi del 1866.
Per quanto riguarda i temi di più diretto interesse italiano toccati nel volume, va sottolineato per concludere il protrarsi dei contrasti tra Vienna e Trieste sulla questione della sanzione della nomina del podestà della città adriatica. Le preoccupazioni del consiglio dei ministri per la diffusione del sentimento italiano a Trieste rimangono vive. Anche a Giovanni Baseggio, considerato il capo degli ultras italiani, viene negata la conferma; alla vacanza si porrà fine con la nomina a podestà del magistrato Carlo Porenta che, per occupare la più alta carica municipale, rinuncerà al mandato parlamentare. I tre volumi dei protocolli si dimostrano quindi una fonte importante per la ricostruzione della storia triestina e in particolare del nesso Vienna-Trieste in una complessa congiuntura della vita politico-costituzionale della monarchia asburgica.
Come sempre ed è quasi superfluo sottolinearlo la qualità filologica delle edizioni è ottima; l'inquadramento storico compiuto attraverso le introduzioni e l'apparato critico-bibliografico consente una profìcua lettura ed interpretazione del documenti.
ANGELO ARA