Rassegna storica del Risorgimento
VALSCCHI FRANCO
anno
<
1992
>
pagina
<
261
>
Libri e periodici 261
mico dell'emigrazione dal nostro paese. È un'impresa più volte tentata anche da altri studiosi del fenomeno tra gli altri anche Leone Carpi e Bonaldo Stringher, ma in un contesto allatto diverso sulla base di un calcolo relativo al volume complessivo delle rimesse, l'attivo del bilancio, e su una stima del costo della formazione della manodopera emigrata. Mancino non è uno specialista del settore è piuttosto un protagonista delle lotte bracciantili lucane ed ha alle spalle una lunga militanza nelle fila del Partito Comunista Italiano e dimostra una conoscenza della letteratura storiografica specifica piuttosto superficiale.
H volume fallisce chiaramente il suo obiettivo. L'ipotesi, esplicitamente formulata dall'A., che l'emigrazione abbia consentito una colossale speculazione economica delle classi dirigenti a danno dei lavoratori, non solo non è sostenuta da una documentazione adeguata, ma contrasta con i risultati raggiunti dalla storiografia migratoria più avvertita. Se speculazione economica vi fu, essa fu del tutto marginale, e non ha contribuito di certo alle fortune della borghesia italiana, È singolare, tra l'altro, che l'A. trascuri l'unico settore produttivo che ha tratto dall'emigrazione una quota consistente di profitti, quello dei trasporti marittimi.
In realtà, ben altri sono stati i vantaggi che le classi dominanti italiane hanno tratto dal fenomeno migratorio, vantaggi in primo luogo sociali e politici l'emigrazione come valvola di sicurezza . Se questi si sottraggono ad un'analisi quantitativa, nondimeno, in un bilancio del genere, le voci di passivo per le classi lavoratrici risulterebbero di gran lunga prevalenti.
H volume della Audenino, al contrario, si basa su uno studio molto dettagliato dell'emigrazione, dell'economia e della società della Valle del Cervo, alle spalle di Biella. Le caratteristiche generali di questo fenomeno sono quelle tipiche della zona: emigrazione stagionale di artigiani edili ad integrazione della povera agricoltura locale. L'A. non si limita ad analizzare i rapporti che legano l'esperienza migratoria degli uomini alla permanenza delle donne nella valle e la struttura economica e culturale di una società agricola che ha da secoli trovato nell'emigrazione stagionale dei suoi artigiani uno strumento essenziale per la sua sopravvivenza. Più importante è la descrizione della progressiva dissoluzione <li questo sistema sociale in relazione ai mutamenti, non tanto tecnologici, quanto organizzativi e finanziari, dell'attività edile. È un tema cui già faceva riferimento G. Sirchia in un saggio contenuto nel volume Identità e integrazione. Famiglie, paesi, percorsi e immagini di sé nell'emigrazione biellese, recentemente recensito in questa rivista, ma che nella ricerca dell'Audenino trova una più felice collocazione.
La modificazione del carattere stagionale dell'emigrazione valligiana, frutto del mutamento dei tradizionali itinerari migratori e di una mobilità sociale che ha interessato un po' tutta la comunità e ne ha alterato le aspettative, ha finito per minare l'intero sistema di vita della Valle del Cervo. Rotto quell'equilibrio, la valle si avvia verso un progressivo spopolamento che, ritardato dalla politica fascista e dalla crisi internazionale degli anni '30, appare in tutta la sua evidenza negli anni '50.
È proprio questa capacità di seguire le vicende della Valle del Cervo ed il trapasso dell'economia agricola tradizionale alla modernità , con il degrado e lo spopolamento che essa comporta, che fanno di questo volume un case study particolarmente stimolante, non solo nella prospettiva della ricerca migratoria, quanto nella storiografia più in generale.
In questo senso il lavoro dell'Audenino ripropone la necessità di affrontare la questione migratoria nell'ambito della transizione dalla società rurale a quella industriale, ed alcuni recenti studi si orientano in questa direzione con risultati molto spesso confortanti. È da lamentare, tuttavia, che queste analisi riguardino quasi esclusivamente il Nord dell'Italia, laddove il processo di spopolamento e di degrado delle zone interne dell'Appennino, che è uno dei passaggi cruciali e non secondari dello sviluppo economico e della storia politica del nostro recente ieri, rimane virtualmente inesplorato.
GIUSEPPE FRESA