Rassegna storica del Risorgimento
PRINCIPATO CITRA STORIA 1806
anno
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1992
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pagina
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293
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// Principato Citra nel 1806 293
ditati del sanfedismo del '99 nel Salernitano Curdo, Guariglia, Schi-pani , interpellati dal Nunziante, gli assicurarono a tutta prima di poter contare su di un totale di cinquemila uomini pronti a prendere le armi. Ma si trattava, in molti casi, di vane promesse o di assai esagerate speranze, come nel caso del colonnello Girardi di Salerno, che, dopo aver assicurato mille uomini, ne presentò soltanto otto. Nunziante dovette perciò riferire al prìncipe ereditario Francesco sconsigliando recisamente la resistenza popolare all'invasione: Il dovere di suddito fedele e la mia coscienza mi obbligano con mio dispiacere a farle umilmente presente [di] non aver ritrovato in essi [i capomassa] dell'energia, dell'attaccamento, ma bensì una fredda indifferenza, che mi fa dubitare di un esito felice .4>
Dopo la sconfortante relazione del Nunziante, il compito di organizzare la difesa della provincia fu affidato, il 31 gennaio, al preside di essa, conte Marnili.5) Ma non sembra che il Marnili si rivelasse particolarmente attivo, ed anzi risulta che ostacolò la formazione delle masse. Difatti, egli fece richiamare a Napoli il tenente colonnello Gherardantonio Sorgenti, che era stato incaricato di riunire un corpo volante a Giffoni, ne arrestò molti dei commissionati e fece sciogliere gli armati raccolti. Ciò nonostante il Sorgenti, dopo aver ottenuto la conferma del suo incarico, ordinò il concentramento dei volontari di Nocera, Scafati, S. Valentino Torio e Cava a Salerno, dove però non ottenne i fondi necessari al mantenimento della sua truppa dal percettore provinciale. Rimasto con soli 116 uomini, seguì l'esercito borbonico in ritirata, battendosi a Lago-negro, dove, dopo aver avuto nove caduti, il piccolo reparto in pratica si disperse. Ma quando, la sera del 18 marzo, alla fine della lunga e disastrosa ritirata, Sorgenti raggiunse Messina, erano ancora con lui trenta volontari salernitani.6)
Risultati relativamente più considerevoli ottenne la mobilitazione legittimistica nel Cilento, dove l'8 gennaio era stato incaricato di levare le masse il maggiore delle milizie provinciali Antonio Guariglia di S. Mauro Cilento, che aveva guidato l'insurrezione antifrancese nel '99.7> Il 30 gennaio, convocato a Salerno dal preside Marulli insieme ai capimassa Sciarpa, Stoduti e Tommasini, Guariglia ricevè l'incarico di riunire il maggior numero di gente possibile e spedirla nella Cava, dove i borbonici stavano organizzandosi a difesa per resistere ai francesi. Il 9 febbraio riuscì in effetti ad inviare 110 uomini, al comando dell'alfiere
4) Ivi, p. 155, nota.
5) ASN, AB, fascio 688, ff. 121-127.
6> jvìt fascio 591, ff. 290-292, Memoria al principe ereditario del ten. col. Gerar-dantonio Sorgenti, senza data, ma della fine di marzo 180.
7) Sul Guariglia cfr. BNP, Fonds Italien, ms. 1124, ff. 189-194; M. MAZZIOTTI, Ricordi di famiglia (1780-1860), Firenze, 1916, pp. 53-54; lo., // diario e i documenti di un compagno di Fra Diavolo (si tratta appunto del Guariglia), In Rassegna storica del Risorgimento, 1918, n. 2, pp. 260-273; lo., Appunti storici sui decennio dell'occupazione francese in provincia di Salerno, In Archivio storico per la provincia di Salerno, 1923, n. 4, pp. 301-324.