Rassegna storica del Risorgimento
PRINCIPATO CITRA STORIA 1806
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1992
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Francesco Barra
Antonio Mazzarella, mentre egli stesso ne riuniva altri 400 circa nel Cilento. Ma il giorno dopo gli pervenne l'ordine del preside Marulli affinché si dismettessero i corpi volanti , mentre i volontari da lui inviati a Salerno venivano licenziati senza paga.
Nel frattempo i patrioti cilentani, con alla testa i Mazziotti di Celso, incoraggiati dagli evidenti segni di scollamento del regime borbonico, avevano levato la testa, prendendo l'iniziativa di organizzare una milizia di possidenti filofrancesi, da opporre alla temuta insorgenza sanfedista. Al Guariglia non restò che seguire sulla strada delle Calabrie l'esercito borbonico in ritirata, che raggiunse a Morano. Qui ricevette dal principe ereditario l'incarico di raccogliere i volontari cilentani e di condurli a Lagonegro, per rafforzare la retroguardia borbonica. In soli due giorni egli riuscì a riunire 150 uomini, che il 3 marzo avviò alla volta di Lagonegro, ma in effetti non potè andare oltre Sapri, perché la ritirata borbonica si era ormai tramutata in rotta. Guariglia ritornò allora nel Cilento, dove non gli restò che darsi alla macchia con Stoduti e pochi compagni, mentre i patrioti ed i francesi gli davano la caccia, ponendo sulla sua testa una taglia di mille ducati. Dopo aver rifiutato l'invito di Sciarpa a seguire il suo esempio ed a passare al nuovo regime, Guariglia e Stoduti il 14 maggio abbandonarono la loro terra e ripararono via mare a Messina, mentre sulle loro case e famiglie si abbattevano le rappresaglie dei francesi e dei loro partigiani. Difatti, la casa del Guariglia a S. Mauro venne saccheggiata ed incendiata, ed i suoi tre fratelli furono condotti prigionieri a Salerno, nelle cui carceri due morirono.8)
Non molto meglio andarono per i borbonici le cose nel Vallo di Diano. Qui Gerardo Curcio di Polla noto come Sciarpa , che sembra avesse ricevuto dalla regina Maria Carolina trentamila ducati per finanziare l'insorgenza sanfedista, non tentò di difendere con i suoi uomini il munito valico di Campestrino, senza neppure pensare di far saltare il ponte, aprendo così ai francesi le difese naturali del Vallo di Diano.9) Il piccolo corpo agli ordini dello Sciarpa si dissolse poi completamente nella débàcle subita il 6 marzo dalla retroguardia borbonica a Lagonegro, ed egli, già gravemente squalificatosi agli occhi della corte borbonica per la mancata difesa di Campestrino, non seguì l'ulteriore ritirata dell'esercito, ma fece ritorno nel Vallo di Diano, tenendosi celato nei pressi di Polla. Giudicando ormai perduta la causa borbonica, non tardò ad avviare trattative con i francesi per salvaguardare la cospicua posizione economico-sociale che si era guadagnata con la reazione del '99. Dopo aver comprato a peso d'oro a quanto si disse l'interessata protezione delle autorità militari francesi, si consegnò ad esse e compì pubblico
8) M. MAZZIOTTI, Ricordi di famiglia, cit., p. 84; Io., Il diario, cit., pp. 262-265; Io., Appunti storici, cit., pp. 305-306.
5) Cfr. F. BARRA, Insorgenza e brigantaggio nel Vallo di Diano dal 1799 al decennio francese, in AA.W., Storia del Vallo di Diano, voi. III/l, Salerno, 1985, pp. 151-155; A. POCA, G. Curcio Sciarpa e la mancata difesa del vallo di Diano nel 1806, in Salerno e il Principato Citra nell'età moderna (secoli XVl-XIX), a cura di F. Sofia, Napoli, 1987, pp. 177-182.