Rassegna storica del Risorgimento
PRINCIPATO CITRA STORIA 1806
anno
<
1992
>
pagina
<
298
>
298
Francesco Barra
vennero inoltre a disporre di una base ideale per praticare con grande efficacia il blocco delle coste nemiche e per compiere incursioni ed azioni di sovversione sulle coste dei golii di Napoli e di Salerno. E fu in particolare la Costiera amalfitana a trovarsi esposta in prima linea, con gravi ripercussioni sull'esistenza, sino ad allora pacifica ed operosa, delle sue popolazioni.16)
Ma tutto questo non costituì che il preludio della grande insurrezione, che scoppiò nel Cilento e nel Vallo di Diano a metà luglio, dopo la disfatta francese a Maida. Oltre alla comitiva, frattanto grandemente ingrossatasi, di Brandi, Falco e Pisani, a levare lo stendardo della rivolta legittimista ed antifrancese furono alcuni influenti capimassa del '99, costretti a rifugiarsi in Sicilia, che vennero sbarcati il 14 luglio dalla flotta inglese nel golfo di Policastro, allo Scario. Si trattava, per ricordare soltanto i maggiori, di Fra Diavolo, di Giuseppe Necco di Scalea, di Rocco Stoduti di Ispani e di suo figlio Francesco, di Antonio Guariglia, del cappuccino fra Luigi da Belvedere, di Vincenzo Costa di Eboli e di Costantino Papa di Sanseverino.17> La propagazione della rivolta fu fulminea, grazie all'adesione di massa delle popolazioni del golfo di Policastro, del Cilento, del Lagonegrese e del Vallo di Diano. In breve gl'insorti, raccoltisi intorno agli uomini sbarcati dalla Sicilia, raggiunsero il ragguardevole numero di 2.500, anche se in gran parte male armati, e che supplivano alla mancanza di armi da fuoco con armi bianche e persino con strumenti rurali, come accette, falci e bastoni.18
La violenza degli insorgenti si scatenò in maniera selvaggia, ed a farne le spese furono le esigue guarnigioni della Legione Còrsa lasciate a presidiare le torri del litorale, che, sopraffatte, vennero in gran parte massacrate, come accadde a Sapri, a Centola ed a Roccagloriosa.19) Anche i pochi patrioti locali che tentarono di opporsi al dilagare dell'insurrezione furono spietatamente, e spesso efferatamente, trucidati, a feroce quanto esplicito ammonimento all'intera borghesia del Principato. A Torre Orsaia, il 16 luglio, Salvatore Manciolfi, capo della Guardia civica, fu prima ferito a colpi di accetta e di pugnale da Pietro Calicchio e dal figlio di questi, capi degli insorgenti, e quindi finito a colpi di pietra dalla popolazione, e la stessa sorte subirono il sindaco Gerardo Vecchio ed il fratello Domenico. A Casaletto fu assassinato il possidente Pietro Pasquale, il cui cadavere fu poi dato alle fiamme, mentre a Vibonati il sindaco Giovanni Alano fu ucciso e decapitato, ed a Sapri fu seviziato ed ucciso Luigi
16) Cfr. F. BARRA, Cronache, cit., pp. 283-295; ID., Cronache del brigantaggio del Decennio francese in Principato dira, li: Il brigantaggio nell'agro nocerinosamese, in Bollettino storico di Salerno e Principato Citra, 1988, n. 2, pp. 75-82; lo., La Costiera amalfitana nel Decennio francese. 1 Mémoires di Desvemois, in Rassegna del Centro di cultura e storia amalfitana, 1988, nn. 15-16, pp. 7-46.
IT) cfr. F. BARRA, Cronache, cit., pp. 267-282.
) Ivi, p. 271,
19> Cfr. P. M. SATOLLI, Souvenlrs historlques de la Lègion Corse dans le royaume de Naples, Marseille, 1851, pp. 31-34.
Interessanti ma frammentarie annotazioni, tratte da libri di famiglia di contemporanei, riporta per il Cilento di quel periodo F. VOLPE, La borghesia di provincia nell'età borbonica, Napoli, 1991, pp. 111-118.