Rassegna storica del Risorgimento

PRINCIPATO CITRA STORIA 1806
anno <1992>   pagina <299>
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Il Principato Cifra nel 1806 299
Cerberi. A Torraca vittime dei ribelli rimasero tre esponenti delia famiglia Gallotti, la cui casa fu presa d'assalto, e i cui superstiti scamparono a stento al massacro cui per intera essa era stata votata gettandosi fortu­nosamente dalle finestre.
Anche nel Vallo di Diano la rivolta dilagò rapidamente. Il 18 luglio, a Bellosguardo, il patriota Tiberio Macchiaroli fu letteralmente scannato ed il suo sangue raccolto in un cappello, mentre a Sicignano Gerardo Carnevale veniva bruciato vivo. Sempre a Sicignano, insorta il 19 luglio, la popolazione assediò per quattro giorni nel castello la famiglia Bilotti, che, sopraffatta, alla fine venne quasi tutta massacrata.20)
A capeggiare l'insurrezione borbonica nel Cilento era Antonio Gua-riglia. Dopo essersi impadronito a viva forza di Foria, sulle alture che dominano Capo Palinuro, Guariglia era il 19 luglio a Centola ed il 20 a Pisciotta, giungendo poi con circa 400 uomini al suo paese, S. Mauro, deciso a risolvere una volta per tutte l'antica faida con i Mazziotti di Celso. Ma costoro, raccolti i patrioti cilentani e pochi còrsi nel castello di Rocca Cilento, opposero disperata resistenza alle bande borboniche, che, fermate dalle robuste muraglie e dalla decisione dei difensori, furono costrette a porre l'assedio all'antico castello.21)
Destinato dalla corte borbonica e dall'ammiraglio inglese Sidney Smith a capeggiare l'insurrezione nel Vallo di Diano era Francesco Stoduti, il quale, cogli uonùni venuti dalla Sicilia e con quelli levatisi in armi nei paesi del Vallo, raccolse un migliaio di insorti, dotati dagli inglesi anche di due pezzi di artiglieria leggera. Mentre lo Stoduti penetrava dal sud nel Vallo di Diano, questo veniva chiuso a nord e ad òvest dalle masse del De Rosa e del Tommasini. Difatti, Nicola Tommasini, antico capomassa del '99, che si era mantenuto celato sino a quell'epoca, dopo aver fatto insorgere Piaggine, suo paese natale, Valle dell'Angelo e S. Angelo a Fasanella, aveva raccolto circa 500 uomini, che i francesi si attendevano da un momento all'altro di veder sboccare nella piana di Eboli attraverso la valle del Calore.22) Pasquale De Rosa, a sua volta, anch'egli rimasto alla macchia dopo l'occupazione francese, alla testa di un mezzo migliaio d'insorgenti si era impadronito di Sicignano e del passo dello Scorzo, strategicamente assai rilevante, perché controllava la strada delle Calabrie.23)
La situazione strategica dei francesi si era fatta in pochi giorni assai critica, giacché i ribelli controllavano in pratica l'intero Cilento, da Sapri alla foce del Sele, e buona parte del Vallo di Diano, interrompendo le comunicazioni con la Calabria, mentre gli inglesi, istallatisi a Capri, minacciavano da vicino la Costiera amalfitana e dominavano pressoché incontrastati le acque e gli estesi litorali del Principato. Il comandante militare della provincia, generale Mermet, aveva peraltro assai scarse forze a disposizione. Il 15 luglio egli riferiva con tacitiana concisione al capo di stato maggiore generale. Cesar Berthier: La rébellion commence
20) cfr., per tutti questi avvenimenti, F. BARRA, Cronache, cit., pp. 267-282. 2i) Cfr. F. BARRA, Cronache, cit., nota 7 a p. 278.
22) ANP, 381 AP 7, fase. C. Berthier, rapporto del gen. Montbrun, Salerno 20 luglio 1806, a midi.
23) F, BARRA, Cronache, cit., p. 271; In., Insorgenza e brigantaggio, cit., pp. 156-157.