Rassegna storica del Risorgimento
PRINCIPATO CITRA STORIA 1806
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1992
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Francesco Barra
sulle Calabrie. La -resa di Gaeta (18 luglio) aveva infatti reso disponibili le ingenti forze francesi fino ad allora impegnate nel difficile assedio, ed il compito di raggiungere i corpi di Reynicr e Verdier, rimasti isolati ai confini calabrolucani, domare l'insurrezione calabrese e respingere gli inglesi era stato affidato a queste truppe, poste sotto il comando del prestigioso maresciallo. Si trattava di circa 6.000 uomini, raccolti a fine luglio nei dintorni di Salerno, ma la cui sussistenza era quanto mai precaria, giacché erano completamente privi di farina e di grano, senza servizio sanitario e mezzi di trasporto; la truppa non aveva che una settimana circa di biscotto e le cartucce che portava nelle giberne. I soldati dovevano quindi vivere a spese del paese, appena cinque mesi prima attraversato da un esercito invasore, e benché il raccolto fosse stato insufficiente per gli stessi abitanti.28)
Partito da Napoli il 1 agosto, Massena passò in rivista le truppe il 3 ad Eboli ed il giorno dopo stabili il suo quartier generale alla certosa di Padula, mentre Giuseppe Bonaparte seguiva in retroguardia con una forte riserva, per coprire le comunicazioni e proteggere Salerno da eventuali sbarchi inglesi. Prima del suo arrivo, le forze francesi avevano attaccato le bande ribelli tra Sicignano e Controne; battute, queste si ritirarono in Sicignano, che, dopo aver opposto accanita resistenza, fu saccheggiata e data alle fiamme. Assai più precisa della vivida ma assai enfatica descrizione del De Laugier,29) è la cronaca che del tragico episodio
28) Cfr. Mémoires de Massena, par le general KOCH, voi. V, Paris, 1850, p. 256. Assai superiore, invece, è la valutazione delle forze a disposizione di Massena da parte di E. GACHOT, Histoire militaire de Massena. La troisième campagne d'Italie (1805-1806), Paris, 1911, pp. 201-202, che gli attribuisce 15.000 uomini effettivamente presenti, comprendendo però in tale computo anche i corpi di Reynier e di Verdier in Calabria, valutazione su cui concorda anche J. RAMBAUD, Naples sous Joseph Bonaparte, Paris, 1911, pp. 156-166. Cfr. sulla questione le osservazioni di G. FERRARI, L'insurrezione calabrese del 1806, in Memorie storiche militari, 1911, fase. I, pp. 56-58.
29) [C. DE LAUGIER], Fasti e vicende dei popoli italiani dal 1801 al 1815, voi. II, Italia, 1829, pp. 338-339; del tutto infondatamente, peraltro, De Laugier attribuisce la vittoria ai borbonici; G. MARULLI, Ragguagli storici sul regno delle Due Sicilie, Napoli, 1845, voi. II, pp. 281-282, copia alla lettera il De Laugier. Cfr. anche F. BARRA, Cronache, eh., p. 278. Questa, comunque, la pagina del De Laugier, chiaramente influenzata da intenti nazional-popolari sul modello della rivolta spagnola a Napoleone: Ritiratisi [i borbonici] disordinatamente in Sicignano e quivi dai francesi inseguiti, malgrado che le fiamme incendiassero quel paese, sovvenuti dagli abitanti di ogni età, d'ogni sesso, si volsero ad una disperata difesa. Le campagne, che per ogni dove suonavano a stormo, aumentarono anche ben presto il loro numero, così migliorandosi la loro condizione la strage si fece più grande. Il fiume Calore, nel quale cadevano i cadaveri dell'una e dell'altra parte, tornò a macchiarsi di sangue. Non pochi religiosi, guidati da un vero e santo amor patrio, coll'immagine del Redentore in una mano, e la sciabola nell'altra, animavano colle parole e cogli esempi all'ostinazione, al coraggio. Una fiamma divina sembrava lampeggiasse sulle loro fronti, e rapida volasse quale scintilla elettrica ad accendere la mente, il cuore e il braccio de' più restii. Le sacre voci, da essi pronunziate altamente, di libertà dallo straniero o morte, erano altrettanto irresistibili eccitamenti, che scendendo dall'orecchio al cuore di quei rozzi ma buoni popoli, li spingevano arditamente al sacrifizio o alla vittoria, Come risulta evidente dai raffronto, dei due testi, la fonte primaria e diretta del De Laugier è l'articolo del Monitore.