Rassegna storica del Risorgimento
PRINCIPATO CITRA STORIA 1806
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1992
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Il Principato Citra nel 1806
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Montano 400 còrsi, col capobattaglione Gentile, a Laurino, mentre egli procedeva per Roccagloriosa. Gentile, preso contatto con la massa dello Stoduti, attaccò il paese, accanitamente difeso dagli insorti, che resistettero per circa un'ora facendo fuoco dalle abitazioni e persino rotolando grosse pietre sugli assalitori. Alla fine, attaccati da tutti i lati, i borbonici furono costretti a ritirarsi, afe disordine, lasciando molti morti sul terreno, mentre il villaggio veniva saccheggiato ed incendiato. Nello stesso tempo, Mermet attaccava Roccagloriosa, difesa da circa 700 uomini, comandati da Rocco Stoduti in persona. Anche qui la lotta fu viva, ma si concluse con la piena disfatta dei ribelli, che persero circa 200 uomini, tra cui senz'altro molti civili, giacché lo stesso Mermet ammise nel suo rapporto di aver dato alle fiamme il paese, dove erano restati meno di cento abitanti, fra uomini e donne, che furono rispettati. Gentile entrò il 4 a Torre Orsaìa, che trovò evacuata dagli insorgenti, e proseguendo la marcia si ricongiunse con Mermet lungo la strada per Policastro. Giunti sotto le mura della città, dalla squadra inglese, che veleggiava al largo e che era composta da un vascello di linea, due fregate, tre brick e una ventina di scialuppe armate , si distaccarono quattro scialuppe cannoniere, che vennero a sostenere i ribelli trincerati in Policastro, che era stata nel frattempo abbandonata dagli abitanti. Rinunciando allora a proseguire per Sapri lungo la strada costiera, troppo esposta alle artiglierie delle navi nemiche, Mermet, come si è già detto, aveva preferito ripiegare su Torre Orsaia.
H 2 agosto, la banda di Nicola Tommasini era stata battuta sulle alture di Piaggine dai dragoni del caposquadrone Martigue che, inseguendo Tommasini, da Piaggine si portò su Sanza e Casaletto, ed infine a Torraca, dove si eran trincerati circa 600 ribelli, i quali, attaccati dai francesi il 4. presero la fuga senza neppure tentare la resistenza. Tra di essi vi era il capomassa Falco, che due giorni prima vi aveva massacrato a tradimento un ufficiale francese con un piccolo reparto di cavalleria, inviato in avanscoperta:35)
Li fu permesso [ai francesi] l'entrata a Torraca, che mostrò per ingannarli de' sentimenti pacìfici, e mentre si era introdotto nel largo della piazza nel centro del Comune, furono barricate eoi travi le strade per impedirli la sortita, e da tutti i lati i briganti nascosti nelle abitazioni cominciarono a batterli, facendone scempio. I cadaveri di questi infelici furono trovati ignudi, buttati in un vallone accosto a Torraca.
L'avanzata di Massena in Calabria non fece tuttavia desistere gli anglo-borbonici dai loro tentativi di sollevare il Cilento ed il Lagonegrese, alio scopo di recidere l'arteria vitale che congiungeva M corpo di spedizione francese alla capitale. Il 14 agosto la torre costiera di Capo Licosa fu attaccata da una considerevole forza navale inglese (un vascello, tre fregate, una corvetta, diciotto barche cannoniere ed altre imbarcazioni
35) Rapporto del cap. A. della Valle, in F. BARRA, Cronache, cit., p. 272.