Rassegna storica del Risorgimento
PRINCIPATO CITRA STORIA 1806
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1992
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Il Principato Citra nel 1806
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Casalicchio .per affrontare i ribelli.39* Mentre Fra Diavolo si era già rimbarcato per Capri, da dove sarebbe di lì a poco ripartito per la sua ultima spedizione nell'alta Campania, nel Cilento erano rimasti Guariglia, Necco e Tommasini. Costoro, al comando di 1.200 uomini circa, furono circondati, battuti e dispersi con fortissime perdite a fine agosto da Lamarque tra Pisciotta e Palinuro. Riferendo al capo di stato maggiore Berthier, Lamarque scrisse di aver voluto risparmiare Pisciotta, quartier generale dei briganti e gli altri centri ribelli 1*)
Poiché io credo che Sua Maestà vuol pacificare e non vuole distruggere, e poiché sono dell'opinione che egli non paghi dei francesi perché facciano un deserto delle sue provincie, io non ho voluto bruciare né Catona né la stessa Pisciotta, quartier generale dei briganti. Ho fatto ritornare gli abitanti che si erano rifugiati sui monti.
I fuggiaschi rifluirono su Camerata, difesa dal figlio del feudatario, Paolo Marchese, duca di Poderia, con sette pezzi d'artiglieria, e dove furono raggiunti il 31 dalla massa comandata dal maggiore dei Corpi volanti Giuseppe Necco, inviato in soccorso dall'isola di Dino dal vicepreside di Basilicata, Mandarini. Riuniti a Centola i diversi distaccamenti sotto i suoi ordini, prontamente Lamarque marciò il 1 settembre su Camerota, senza dar tempo agli avversari di riordinarsi. Senza scoraggiarsi per la forte posizione del paese, cinto da mura e circondato da profondi burroni, Lamarque ordinò l'attacco, nonostante un fortissimo temporale ed il vivissimo fuoco dei difensori. Egli diresse una colonna, al comando del colonnello Dufour, all'estrema sinistra dell'abitato, dove il muro di cinta sembrava accessibile, ed un'altra, col colonnello Goriz, sulla destra, dove due pezzi di artiglieria tiravano da un giardino che si poteva scalare: 300 uomini, preceduti da zappatori muniti di asce per sfondare la sola porta del paese che i ribelli non avessero murato, avevano il compito di irrompere da quella parte. Altri distaccamenti minori furono nel contempo distaccati su Marina di Camerota e verso Licosa, per tagliare ogni via di ritirata al nemico. Nonostante il fuoco micidiale dei difensori, i francesi riuscirono ad abbattere la porta e ad irrompere nel paese. E fu la strage. Le truppe, infatti, massacrarono tutti coloro che incontrarono. Gli uomini delle masse di Guariglia e Necco cercarono di salvarsi raggiungendo chi le montagne chi la spiaggia, ma anch'essi subirono forti perdite; alla Marina, due barche, cariche di fuggiaschi, furono colate a picco, e tutti gli occupanti perirono annegati o uccisi. Camerota, che i briganti chia-
39) Ibidem, rapporto Berthier al re Giuseppe del 24 agosto 1806, che riassume un rapporto di Lamarque del 22 da Castcllabatc.
4) Documento riportato in P. EBNEK, Storia di un feudo del Mezzogiorno. La baronia di Novi, Roma, 1973, p. 217, che cita dal non più esistente fase. 1046 del-l'ASN, Ministero della Guerra.