Rassegna storica del Risorgimento

1820-1821 ; ELBA (ISOLA D')
anno <1921>   pagina <127>
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Luigi Kóssutti nói suo carteggio con Giuseppe Mazzini 127
Bimane inteso che se qualche impreveduta- necessità vi co­stringesse di far scoppiare il moto prima del tempo, special­mente mentr'io sono ancor prigioniero, farete uso di questo proclama, sebbene ciò sarebbe una sciagura, poiché la certezza preventiva che io fossi in libertà e la fiducia nelle mie cure po­trebbero solamente dare lo slancio necessario all'entusiasmo del­l'esercito. Altrimenti, crederanno il rischio troppo grande e forse dubiteranno perfino dell'autenticità . Era quanto bastava per non dubitare nemmeno che si potesse abusare della sua fiducia, com'ebbe poi a scrivere, disponendosi in momenti eccezionali del proclama che egli aveva rilasciato, in contraccambio giova notarlo di un altro rivolto dal Mazzini ai soldati italiani stan­ziati in Ungheria, dei quali il Kossuth aveva avuto occasione di sperimentare il valore. E sebbene nel luogo nascosto, dove si trovava, non avesse modo di citare fedelmente il testo df quel proclama, che aveva* lasciato a Londra, (1) il Mazzini avviò a un giornaletto piemontese, la Voce, della Libertà, una replica alla protesta del Kossuth, così concepita:
22 febbraio 1853.
Odo, poi che dov'io sono non m'è dato di leggerla, d'una protesta di Kossuth concernente il proclama ungherese fatto pubblico, mentre il popolo correva all'armi in Milano.
H proclama manoscritto con la firma autografa di 1/. Kos­suth sta nelle mie mani; e ognuno che voglia, potrà, quand'io sarò libero in terra libera, sincerarsene.
Eu chiesto da me e mi fu mandato da lui verso la fine del suo soggiorno in Kutayah, nell'ipotesi di un moto d'insurrezione in Italia, quand'ei fosse tuttavia prigioniero, e perchè apparisse* pubblico ed efficace ad evitare collisioni fra fratelli d'intento, un segno d'alleanza che s'era giurata ira noi. Antiveggendo per me il caso possibile di morte o di lontananza forzata dal centro del moto, e sentendo tutta quanta l'importanza del documento, provvidi allora che ne rimanesse copia in mano d'uomini del partito, i quali potessero, accadendo moto e sotto quell'unica condizione, giovarsene. Tra Kossuth e me non ne fu più tenuto di­scorso. Era fatto compito. E un altro proclama, stampato pia tardi nelle due lingue e coi nostri due nomi, venne* annunziando
(1) Lo aveva depositato nelle mani di Peciole Mazssoloni, dal 1849 esule italiano in Inghilterra. Veti. E. P. RIOBARDS, op. oifc, p. 247.