Rassegna storica del Risorgimento
DE SANCTIS FRANCESCO
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1993
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pagina
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Francesco De Sanctis educatore e ministro
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tempo a imparare cose che dobbiamo dimenticare e che ci saranno inutili salvo se non vogliamo correre la carriera dell'insegnamento, che non è né bella né lucrosa? Non c'è che fare: griderete quanto vorrete, nessuno vi ascolterà.33)
Quell'articolo continuava poi con certe osservazioni di buon senso che, rilette a tanta distanza di tempo, fanno un certo effetto:
Prendiamo per esempio la quarta e quinta classe di ginnasio: il professore deve insegnare il latino, il greco, l'italiano, l'archeologia, la storia, la geografia. Ma sapete che professori che insegnino bene tutte queste materie non ce ne sono o sono pochissimi? Avviene che ciascuno insegna meglio ciò che sa meglio, e lascia l'altro .
Nelle nostre scuole, diceva in sostanza il De Sanctis, per voler insegnar troppo, si finisce per non insegnar nulla:
Tutta questa roba, non bisogna, non si può digerire, non fa valentuomini, ma buffoni. Quello che i giovanetti debbono saper bene è la loro lingua, scriverla correttamente, esprimere i loro pensieri con ordine e semplicità; poi saper la storia e la geografia, l'aritmetica, la geometria e principi di algebra [...]. Il necessario per i giovanetti non sono le cognizioni, ma l'acquistar l'abito di ragionare giusto, di fermarsi su le cose, di considerarle per ogni verso. Acquistato quest'abito, acquistato il giudizio, si vola poi sopra tutto il sapere, si comprende facilmente, si legano insieme le cognizioni che si vengono acquistando .
Anche alla luce di queste considerazioni metodologiche credo che vada considerato il problema della funzione riservata dal De Sanctis all'insegnamento religioso. Problema spinoso, che il De Sanctis affrontò in un impegnativo discorso alla Camera, il 6 maggio del 1878, quando, rispondendo ad un'interrogazione di Ferdinando Martini, affrontò il problema per quanto riguardava le scuole elementari.
Esaminando la situazione stabilita dalla legge Casati, e rimasta sostanzialmente inalterata ancora nel 1878, il De Sanctis indicava tre criteri che regolano questa materia, e che costituiscono, posso dire, oggi il nostro spirito nazionale. Da una parte, che la coscienza religiosa è indipendente dallo Stato; dall'altra che lo Stato non ha competenza in materia religiosa; e finalmente che colui che esprime la coscienza religiosa del fanciullo è il padre di famiglia o chi per lui.34*
Il De Sanctis, che era per la sincerità e profondità e coerenza dei
33) Cfr. GIUSEPPE TALAMO, Francesco De Sanctis ministro, cit., p. 173. Le due citazioni seguenti sono tratte dalla stessa pagina.
39 Cfr. FRANCESCO DE SANCTIS, L'insegnamento religioso nelle scuole elementari, in Scritti e discorsi sull'educazione, cit., p. 159.
Sull'interpretazione di questo discorso, cfr. SERGIO LANDUCCI, op. cit., p. 447 sgg. Ma su tutto il problema dell'insegnamento religioso nel pensiero del De Sanctis, cfr. anche GUIDO CALOGERO, op. cit, p. 22.