Rassegna storica del Risorgimento

CARBONERIA ; SALERNO ; MOTI 1820
anno <1921>   pagina <143>
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Litigi Kossuili nel suo carteggio con Giuseppe Masini 143
cenza che il Mazzini giudicava gesuitica , (1) egli volesse sor­volare artatamente sull'esistenza di un precedente proclama, li­mitandosi a dichiarare a forgery quello divulgato a Milano; di più, non ostante lo escludesse nell'esordio della lettera, il Ivossuth ammetteva il suo pieno precedente accordo col Mazzini JS confermava che quand' era ancora prigioniero a Kutaja, aveva dato facoltà di valersi di quel documento in occasione d'una . imprevista opportunità . Aggiungeva, è vero, che s'era sem­pre opposto a un moto insurrezionale anzi tempo, e che il 2 feb­braio aveva scritto al Gomitato Nazionale Italiano che il mo­mento non era ancor venuto e lo supplicava d'aspettare, d'aspet-
sono aver su eli essi qualche influenza, avesse di leggieri volato versare inu­tilmente il loro sangue: una tal condotta rovinerebbe ogni speranza d'avve­nire; essi non gli accorderebbero più la loro fiducia. Impedire questo infortunio ò ii più gran servigio che io possa rendere all'Italia. L'ho fatto dicendo la verità ed ho il diritto di dire con Cicerone: Aio quoti scruarerim rntptt" ulicam *.
He j patrioti di Milano avessero pubblicato quello che io ho scritto or sono due anni (sebbene non avessero dovuto farlo senza il mio consenso), se lo avessero pubblicato come prova ohe io desidero fratellanza fra l'Italia e PUngheria, e partendo da tal principio avessero in loro proprio nome, e sotto la loro propria responsabilità morale, impegnato gli Ungheresi ad unirsi seco loro, non avrei potuto biasimarli.
Ma imputarmi questo inopportuno moto, dare a credere che io abbia po­tuto leggermente far spargere il sangue dei miei fratelli, è un fatto che non poteva passar sotto silenzio senza ferire mortalmente il mio cuore. Bel rima­nente, Mazzini sembra aver scritto la sua lettera sotto l'impressione di alcuni rapporti inesatti; altrimenti, egli non avrebbe detto che io aveva gettato il sasso ad amici vinti . Voi dovete sapere, signore, che nella lettera che vi ho scritto, sono stato il pernio a far notare al pubblico tale ingiustizia.
Ed ora spero, signore, che il male sia passato, Mazzini ed io saremo amici come prima. Noi uniremo i nostri sforzi affinchè nessuno possa abusare dei nostri nomi, e con l'aiuto di Dio noi vedremo, e fra poco, splendere il giorno della riuscita.
Sono ecc. r. , *
L. RossuTrif"'
U. H. Se voi giudicate a proposito di pubblicare questa lettera, spero ohe i giornali ohe hanno pubblicata quella di Mozzini vorranno inserirla . (1) E. F. BXCIIAROS. op. oit., p. 248.