Rassegna storica del Risorgimento
CALAMAI GIOVANNI; CARTEGGI (SERATTI-CALAMAI); GRANDUCATO DI TOS
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1993
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Bianca Maria Cecchini
voluta dall'Inghilterra stessa per combattere e soffocare la Francia rivoluzionaria, nel 1793 mise in atto ogni possibile pressione per far recedere la Repubblica di Genova e il Granducato di Toscana dalla loro dichiarata neutralità. Una simile alleanza, che avrebbe riunito le forze conservatrici per contrastare il pericolo francese, era, del resto, già presente nella niente dell'Imperatore Leopoldo II nella troppo poco conosciuta Dichiarazione da lui fatta nel castello di Pillnitz nell'agosto 1791.
Sia Ferdinando III, granduca di Toscana dal 1792 e fratello dell'Imperatore d'Austria Francesco II, sia il Governo della Serenissima Repubblica di Genova tentarono, con differenti motivazioni e fini, di mantenere intatta la loro neutralità, continuamente insidiata anche dagli agenti della neo-nata Repubblica francese come Cacault e Tilly, e dalla propaganda giacobina.2)
Il principio della neutralità, proprio di alcuni piccoli Stati dell'Italia settecentesca, affondava le sue radici nel concetto istituzionale della rivendicazione dell'autonomia contro le mire delle grandi potenze europee. Nel caso della Toscana la neutralità, proclamata dal granduca Pietro Leopoldo con editto dell'agosto 1778, avrebbe dovuto innanzitutto costituire una garanzia di indipendenza di fronte agli interessi della casa d'Asburgo.3) Nel caso di Genova, alle motivazioni di carattere politico, si aggiungeva anche la necessità della salvaguardia degli interessi di quella oligarchia mercantile e finanziaria attorno alla quale gravitava la ricchezza della Repubblica.4)
Ma il rifiuto della politica di potenza e di espansione, insito nel principio di neutralità proclamata da quegli Stati, e gli intensi sforzi diplomatici da questi compiuti per preservarlo, non furono sufficienti ad arginare l'urto rivoluzionario che ne stravolse i termini e i princìpi informatori, costringendo la Toscana a sottostare agli ordini delle potenze coalizzate e Genova a schierarsi dalla parte della Francia.
2) Francois Cacault fu inviato della Repubblica Francese a Firenze dove risiedette dal 1793 al 1796 col vago titolo di agente della Repubblica in Italia (sulla figura e sull'opera di Cacault si veda B. PERONI, cit., p. 230 sgg.). Jacques Tilly fu invece Chargé des affaires de la République a Genova dove rimase fino all'agosto del 1794. Fu proprio il suo eccesso di patriottismo giacobino a provocarne il richiamo all'indomani della reazione termidoriana. (Su Tilly cfr. in particolare G. B. SERRA, Memorie per lo storia di Genova dagli ultimi anni del secolo XVIII alla fine dell'anno 1814, a cura di P. Nurra, Genova, Tip. Don Bosco, 1930).
3) L'editto del 1778 avrebbe trovato poi successiva conferma in quel progetto di Costituzione ideato dal Granduca e con il quale si voleva stabilire definitivamente uno status di perfetta e assoluta neutralità nei confronti di tutte le nazioni, in tutti J tempi e circostanze, tanto per mare che per terra (F. M. GIANNI, Memorie sulla Costituzione di Governo immaginata dal Granduca Pietro Leopoldo da servire all'istoria del suo regno in Toscana, in Illuministi italiani, II. Riformatori lombardi, piemontesi e toscani, a cura di F. VENTURI, Milano-Napoli, Ricciardi, 1958, p. 1037 sgg.). Sull'origine della neutralità negli Stati italiani del '700 cfr. L. CARMINO, La neutralità della Repubblica di Genova. Saggio sulla condizione dei piccoli Stati nell'Europa del Settecento, Milano, Giuffrè, 1972.
4) Cfr. L. GABIBBO, cit.. Introduzione. IV, e vedi ultra.