Rassegna storica del Risorgimento

CALAMAI GIOVANNI; CARTEGGI (SERATTI-CALAMAI); GRANDUCATO DI TOS
anno <1993>   pagina <152>
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Bianca Maria Cecchini
nica, partì in soccorso della città di Tolone, ancora in mano ai soste­nitori della caduta monarchia francese.14* Tra i numerosi tentativi posti in atto da Hervey per far recedere il Governo toscano dalla sua neutralità spicca quello di provare al Governo inglese che la Toscana non aveva legalmente il diritto di proclamarsi neutrale fino a quando l'Imperatore, schierato con le potenze della coalizione, non avesse formalmente rinun­ciato ai suoi diritti feudali su quel territorio. Secondo l'inviato inglese, dunque, Ferdinando III avrebbe dovuto adeguarsi al diritto di famiglia e prendere parte attiva a qualsiasi conflitto avesse coinvolto la casa-madre austriaca. Come si vede, Lord Hervey andava dritto allo scopo, invitando formalmente il Granduca e di conseguenza l'Imperatore a rinunciare al patto di famiglia stipulato a Vienna nel 1735, e con il quale si con­cedeva alla Toscana il diritto alla proclamazione di neutralità in caso di guerra. Per quanto le motivazioni addotte da Hervey fossero respinte con forza dal Granduca e dal segretario di Stato marchese Manfredini, il pragmatismo britannico era comunque destinato ad avere la meglio sull'antiquata logica familiare degli Asburgo. Mentre Hervey continuava a chiedere con sempre maggiore insistenza al Governo toscano l'espulsione degli agenti e commissari della Repubblica francese, il 22 luglio 1793 l'avanguardia della flotta britannica entrava nel porto di Livorno e ne prendeva di fatto pieno possesso. Fu allora che Lord Hervey, forte ormai di un consistente appoggio militare, -potè inviare il suo ultimatum, con il quale minacciava il bombardamento dei forti e della città di Livorno, sguarnita di forze per la difesa, se gli agenti francesi non fossero stati cacciati nel termine di 12 ore. Al Granduca, che non mancò di elevare le solite quanto vane proteste, non restò che cedere. Con una nota in data 9 ottobre 1793 il ministro degli Affari Esteri toscano Antonio Serristori intimava ad Alessio De La Flotte, ministro francese a Firenze, di uscire dalla Toscana con la maggiore sollecitudine possibile insieme a tutti i suoi aderenti della stessa Nazione, attribuendo però la responsabilità di questa grave decisione alle strettissime premure ed uffici delle potenze coalizzate .,5> Il 28 ottobre la Toscana firmava con l'Inghilterra una convenzione in base alla quale Ferdinando III si impegnava tra l'altro
da quei cittadini nei confronti dei francesi scrive sempre il Moloney che sia l'ammiraglio Alessio De La Flotte che Miot de Melito, inviati della Repubblica francese in Toscana, complained that Republican citizens in Florence and Leghorn werc subjected to public insults. Su questo cfr. anche A. ZOBI, cit., voi. Ili, p. 76. Si veda anche il saggio di C, MANGIO, Politica toscana e rivoluzione. Momenti di storia livornese, 1790-1801, Pisa, Pacini, 1974.
14) A proposito dell'operazione Toulon scrive il Pesendorfcr che nella notte fra il 27 e il 28 agosto numerose navi da guerra britanniche e spagnole fecero ingresso nel porto dì Tolone, città la cui popolazione si era opposta alla Convenzione nazionale, dominata dai giacobini (F. PESBNPORFBR, cit., p. 111).
,5> Sua Altezza Reale scriveva il Serristori a De La Flotte mi comanda d'annunziare a V. S. Illustrissima, che in vista delle strettissime premure e uffici delle Potenze Coalizzate, la R.A.S. si ritrova costretta a dichiararle che è necessario per la pubblica tranquillità, che Ella e tutti i suoi aderenti della stessa Nazione, escano dalla Toscana colla maggiore sollecitudine possibile (cit. in A. ZOBI, cit., t. II, Appendice, p. 15).