Rassegna storica del Risorgimento

CALAMAI GIOVANNI; CARTEGGI (SERATTI-CALAMAI); GRANDUCATO DI TOS
anno <1993>   pagina <153>
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/ problemi della neutralità nel 1793 153
a rompere ogni comunicazione con la Francia, a chiudere i suoi porti ai bastimenti francesi tanto da guerra che mercantili, qualora siano coman­dati ed equipaggiati da gente che riconosca l'autorità della sedicente convenzione nazionale, di aprire i suoi porti a' vascelli inglesi e degli alleati senza restrizione di numero, e inoltre di prendere immediata­mente i passi necessari per la difesa de' suoi Stati . Prometteva in più di prendere ogni cura per scuoprire gl'infami segreti emissari di qualunque nazione essi siano, di cui si serve per gl'iniqui disegni suoi la fazione regicida e di usare insomma ancora di più ogni rigore nei confronti di qualsiasi suddito o forestiero sospetto e di tenere costantemente infor­mata l'ambasciata britannica della situazione toscana.16) In cambio S. M. Britannica prometteva di garantire la Toscana contro ogni ostilità dalla parte della Francia e di far passare gli ordini opportuni al comandante della squadra inglese che trovasi attualmente nella rada di Livorno, perché usi fin d'ora verso i sudditi di S.A.R. tutti quei riguardi che dovuti sono a una Nazione amica ed alleata. Era così finita la commedia della neutralità toscana.
Il problema del mantenimento della neutralità per la Repubblica di Genova muoveva da una situazione politica ben più complessa di quella toscana. La Repubblica era governata da una ristretta oligarchia finanziaria che escludeva dall'esercizio del potere una larga parte del ceto nobiliare i cosiddetti nobili poveri e la classe borghese, formatasi e accre­sciutasi in quegli anni grazie ai ricchi commerci marittimi.17) Proprio da
16> sempre lo Zobi a riportare il testo della convenzione del 28 ottobre 1793 intitolandola Convenzione segnata a Firenze tra S. M. Britannica ed il Granduca di Toscana colla quale promette questi di remmciare alla neutralità e rompere ogni comu­nicazione colla Francia e la predetta M. Britannica promette di garantire al Granduca i suoi Dominj dalle ostilità da parte della Francia (A. ZOBI, cit., voi. Ili, Appendice, pp. 23-27).
17> Per la storia generale della Repubblica di Genova in età moderna si vedano, tra gli altri, G. ANSALDO, Genova settecentesca. Appunti storici, in Rivista ligure, a. IV, 1913; F. VENTURI, Genova a metà Settecento, in Rivista storica italiana, III, 1967; C. COSTANTINI, La Repubblica di Genova nell'età moderna, in Storia d'Italia, diretta da G. Galasso, Torino, UTET, 1976, voi. 9; G. BENVENUTI, Storia delta Repubblica di Genova, Milano, Mursia, 1977. Sugli sviluppi dell'illuminismo nella società ligure cfr. in particolare S. ROTTA, Idee di riforma nella Genova settecentesca e la diffusione del pensiero di Montesquieu, in // Movimento operaio e socialista in Liguria, 7, 1961. Sullo stato della classe nobiliare genovese e sulla politica finanziaria da questa svolta cfr. in particolare A. E. SAYOUS, Aristocratie et noblesse à Gènes, in Annales d'Histoire èconomique et sociale, X, 1937; G. QUAZZA, Stato di classe e politica d'affari, in La critica sociale, 1953, ora in La decadenza italiana nella storia europea. Saggi sul Sei-Settecento, Torino, Einaudi, 1971; G. GUELFI CAMAIANI, // liber nobilitati genuensis e il governo della Repubblica di Genova fino all'anno 1797, Firenze, 1965; G. ASSERETO, / gruppi dirìgenti liguri tra la fine del vecchio regime e l'annessione all'impero napoleonico, in Quaderni storici, 13, 1978; G, GIACCHERÒ, Storia economica del Settecento genovese, Genova, Apuania, 1951; Tu., Economia e società del '700 genovese, Genova, SAGEP, 1973; L. BULPBRBTTI, // regresso del commercio di Genova net periodo napoleonico, in Studi in onore di A, Sapori, Milano, 1957, voi. II; G. FEL­LONI, Gli investimenti finanziari genovesi in Europa tra II Seicento e la Restaurazione, Milano, Giuffrè, 1971; G. ASSERETO, La Repubblica Ligure. Lotte politiche e problemi finanziari (1797-1799), Torino, Einaudi, 1975.