Rassegna storica del Risorgimento
CALAMAI GIOVANNI; CARTEGGI (SERATTI-CALAMAI); GRANDUCATO DI TOS
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1993
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Bianca Maria Cecchini
questa fitta schiera di mercanti, professionisti e intellettuali, molti dei quali risentivano dell'influsso del pensiero illuminista, proveniva la richiesta sempre più forte di partecipazione alla cosa pubblica. La propaganda filo-giacobina .promossa a Genova e in Liguria soprattutto da agenti francesi come Tilly, e dai patrioti italiani rifugiati a Nizza (la contea di Nizza fu occupata dai francesi il 21 settembre 1792) seppe sfruttare al meglio questo scontento coinvolgendo ben presto tutta la categoria degli esclusi, i quali da tempo chiedevano insistentemente al Governo la riforma delle leggi della Repubblica che avrebbe consentito loro l'accesso all'esercizio del potere. Fu proprio questa categoria che, dn un primo momento, si dichiarò favorevole ad appoggiare lo stato di neutralità.18) Si sommavano poi al partito degli scontenti, anzi ne costituivano l'avanguardia, alcuni esponenti della Massoneria e del giansenismo genovese, che aveva preso forza nella Repubblica a causa dei conflitti giurisdizionali che, già da qualche tempo, agitavano i rapporti tra il Governo e la Chiesa, e che raggiunsero particolare intensità con la pubblicazione della Bolla Auctorem Videi di Pio VI (28 agosto 1794).
All'interno del Minor Consiglio l'organo composto da 200 nobili cui era demandato il compito di discutere e deliberare su gravi questioni di Stato si scontravano tre partiti: quello dei conservatori, quello dei giacobini e quello dei neutralisti, deciso quest'ultimo a mantenere lo status quo nei rapporti di politica internazionale, ma altrettanto determinato a ottenere la riforma delle leggi, per la quale era disposto anche a un'alleanza coi filo-giacobini.20) Il partito dei neutralisti, che raccoglieva gli esponenti della classe media e del patriziato, fu determinante nel decidere le sorti della Repubblica. Le ragioni che imposero la neutralità alla Repubblica di Genova furono politiche e finanziarie. Genova intrat-
18> Sull'influsso e sulla consistenza e sulla diffusione della propaganda giacobina in Liguria si veda, oltre al già citato saggio di P. Nurra, V. GIUNTELLA, Giacobini e giacobinismo in Liguria e in Italia, in Atti e memorie. Società savonese di storia patria, n. s., 18, 1984; R. BOUDARD, Gazzette patrie straniere a Genova nel periodo rivoluzionario, in Rivista italiana di studi napoleonici, n. 9, 1970, e G. ASSERETO, La Repubblica..., cit, p. 36 sgg.
W) Sull'orìgine e la diffusione del giansenismo in Italia alla vigilia della Rivoluzione francese cfr. A. C. JEMOLO, // giansenismo in Italia prima della Rivoluzione, Bari, 1928; E. CODICNOLA, Illuministi, giansenisti e giacobini nell'Italia del Settecento, Firenze, 1947; P. ALATRI, Profilo storico del cattolicesimo liberale in Italia. Il Settecento: Giansenismo, filogiansenismo e illuminismo cattolico, Palermo, 1950, e A. AQUARONE, Giansenismo italiano e Rivoluzione francese, in Rassegna storica del Risorgimento, 1962. Sul giansenismo ligure si veda in particolare il saggio di P. NURRA, Il giansenismo ligure alla fine del secolo XVIII, in Giornale storico e letterario della Liguria, n. s., 2, 1926.
20) L'ordinamento statale, strutturato sulle leggi del 1528 e sulle successive riforme del 1576 prevedeva, quali organi istituzionali principali, un Consiglio Maggiore, formato da 400 nobili, il quale a sua volta esprimeva un Consiglio Minore, vero organo deliberativo, che comprendeva 200 nobili muniti di congruo patrimonio. Su questo cfr. E. PAPONE, La Repubblica aristocratica negli anni della Rivoluzione francese, in Genova, 1789-1799. Storia e letteratura attraverso le raccolte della Biblioteca Universitaria, Genova, Coop. Grafica Genovese, 1989.