Rassegna storica del Risorgimento

CALAMAI GIOVANNI; CARTEGGI (SERATTI-CALAMAI); GRANDUCATO DI TOS
anno <1993>   pagina <155>
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/ problemi della neutralità nel 1793 155
teneva rapporti commerciali con quasi tutte le potenze della coalizione, nonché e soprattutto con la Francia, e da essi ricavava cospicui guadagni. La rinuncia a questa attività avrebbe significato per la Repubblica non solo la perdita del guadagno ma anche la sospensione dell'invio di derrate alimentari e di generi di prima necessità. E poi l'antagonismo territoriale e marittimo tra la Repubblica da una parte e, dall'altra, l'Inghilterra, l'Austria e il Piemonte che non dava segni di rinunciare alle sue mire espansionistiche sul Genovesato , non consentivano al Governo di -pren­dere posizione alcuna. Sta di fatto però che la Francia esercitava su Genova una vera e propria egemonia.2')
Il partito della neutralità, di fatto favorevole al mantenimento delle buone relazioni con la Repubblica francese, consentiva di salvaguardare nella sua integrità, o quasi, il volume degli scambi commerciali e degli investimenti finanziari fra le due Repubbliche confinanti. Genova, ancor più che la Toscana, costituiva però un punto strategico fondamentale sia per i francesi che per i coalizzati e destinato perciò, al di là di ogni possibile tentativo delle diplomazie, a porre fine alla sua politica di neutralità.22)
Le vicende della Repubblica di Genova nel corso del 1793, uno degli anni più impegnativi per quella diplomazia, più che mai tesa al mante­nimento dello stato neutrale attaccato da ogni parte e con ogni mezzo, possono essere ripercorse proprio attraverso la corrispondenza tra il barone Lizakevic e il console russo a Livorno, Giovanni Calamai. Infatti, appena quattro giorni dopo la stipula del trattato di alleanza tra l'Inghil­terra e la Toscana, il granduca Ferdinando III aveva incaricato il gover­natore di Livorno Francesco Seratti di rivolgersi al Calamai perché chie­desse ad un ministro di una Corte amica accreditato a Genova, il Lizakevic appunto piene e vere informazioni sullo stato politico e gene­rale della Repubblica.23) In particolare il Granduca era interessato a conoscere le relazioni che intercorrevano tra quella Repubblica e la corte di Vienna, nonché le decisioni ultime di Genova di fronte alle richieste delle potenze coalizzate.
2*) A questo proposito G. Assereto parla di influenza francese capace dì coagulare e dare un significato politico a forme tradizionali di dissenso e malcontento, rendendole cosi più incisive e pericolose per il potere costituito (G. ASSERETO, La Repubblica..., cit, p. 41).
22) Sugli sforzi compiuti dalla diplomazia genovese per il mantenimento dello stato di neutralità cfr. V. VITALE, La diplomazia genovese, Milano, Istituto per gli studi di politica internazionale, 1941; le, / dispacci dei diplomatici genovesi a Parigi (1787-1793), in Miscellanea dì storia italiana, s. 3, 24, (55), 1935; Istruzioni e relazioni degli ambasciatori genovesi, a cura di R. CIASCA, voi. VII, Roma, Istituto storico per l'età moderna e contemporanea, 1951; La Repubblica di Genova e la Rivoluzione francese: corrispondenze inedite degli ambasciatori genovesi a Parigi e presso II Congresso di Rastadt (raccolte da) Giuseppe Colucci, Roma, Tip. delle Man teliate, 1902. Per quanto riguarda le relazioni diplomatiche tra la Repubblica di Genova e il Piemonte si veda in particolare F. OLMO, Del rapporti politici fra Torino e Genova durante la Rivoluzione, in Rivista d'Italia, 1 febbraio 1915, e N. SAVBLLI, La politica estera a Genova nei riguardi dei Piemonte (1791-1793), Rocca di S. Casciano, L. Cap­pelletti ed., 1936.
-23? Cfr. Appendice, Doc. III.