Rassegna storica del Risorgimento

CALAMAI GIOVANNI; CARTEGGI (SERATTI-CALAMAI); GRANDUCATO DI TOS
anno <1993>   pagina <156>
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Bianca Maria Cecchini
Nella sua prima lettera al Calamai il Serattì sottolineava l'impor tanza di sapere se la Repubblica avesse stretto particolari accordi con la Francia e ricordava al console di Livorno che lo Stato di Genova, nel suo pensiero e in quello di Ferdinando III, doveva servire da antemurale a tutti gli altri Stati italiani , e che, per questo motivo, il passo di Venti-miglia doveva assolutamente essere difeso da un eventuale, ma probabile, attacco francese. Il Calamai, naturalmente, trovò il suo corrispondente nel Lizakevic. In una lettera datata 4 novembre 1793 il Calamai chiedeva al Lizakevic la sua disponibilità a fornire tutti i chiarimenti utili a inquadrare la situazione politica genovese, aggiungendo anche che la necessità di avere informazioni sicure era stata dettata dal fatto che l'agente toscano a Ge­nova non soddisfaceva affatto questo compito. Nel caso in cui il Lizakevic avesse accettato questo delicato incarico, entrambi avrebbero dovuto mantenere la segretezza assoluta sulla loro corrispondenza. H Calamai lo informò anche che tutte le spese relative all'invio di corrieri o staffette che il Lizakevic avrebbe dovuto usare per l'invio celere delle notizie gli sarebbero state immediatamente rimborsate.24)
La preoccupazione principale, se non unica, di Ferdinando III, non risiedeva però solo nel desiderio di notizie politiche da Genova. Di queste ormai non aveva gran bisogno dal momento che aveva stretto alleanza con S. M. Britannica e ne aveva ottenuta la protezione e delle quali inoltre non si comprende perché non gli sarebbe potuto servire di più l'agente toscano che egli aveva nella città ligure. H motivo dominante che spinse il Granduca a chiedere all'ambasciatore russo in Genova notizie piene e vere è invece da ricercare soprattutto nel timore che egli aveva di perdere quelle ingenti somme di denaro che egli aveva investito in Francia per mezzo di uno dei più noti esponenti dell'aristocrazia e della finanza genovese, il marchese Giacomo Filippo Durazzo.25)
Proprio il Lizakevic il 17-28 dicembre 1793 scriveva da Genova al suo ministero in Pietroburgo che:
la Cour de Vienne met toutes ses espérances de sauver ses pays en Italie sur la neutralité de la République Gènoise. Cette espérance a été inspiré à l'Empereur par l'Archi-Due Ferdinand, qui ne veut pas, que le Gouvernement
M> Ivi, più oltre.
25) Giacomo Filippo Durazzo (1729-1812), figlio di Marcello, è stato definito un personaggio emblematico della Genova di fine Settecento. Scrive Dino Puncuh che egli e i suoi due fratelli Gian Luca e Ippolito sembrarono dividersi compiti e aspirazioni: Gian Luca, nell'ombra, sempre un po' enigmatico, di cui si avvertono qua e là tracce e passaggi indicatori di un affarismo esasperato che ne fa un personaggio di spicco negli ambienti speculativi gravitanti inforno all'Armata d'Italia; Ippolito, studioso [...], Giacomo Filippo che ha tentato Forse un po' velleitariamente di battere nuove strade commerciali e imprenditoriali ma che finisce per restare garante, continuatore e, infine, liquidatore di un'esperienza familiare condizionata dai cospicui investimenti finanziari interni ed esteri (D. PUNCUM, In AA.W., L'Archìvio del Durazzo marchesi di Gabiano, in Atti della Società ligure di storia patria, n. s., voi. XXI, f. Il, 1981, p. 21). Per la storia della famiglia Durazzo cfr. quanto contenuto nel suddetto volume e la ricca bibliografia ivi citata.